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A casa della stilista d’Alta Moda. Intervista ad Anna Barbara Olszewska

A volte situazioni casuali ci fanno incontrare persone speciali e scoprire che sono “made in Reggio Emilia”, perchè hanno vissuto e tutt’ora vivono nel nostro territorio.

E’ il caso di Anna Barbara Olszewska, conosciuta all’inaugurazione del negozio di Cavriago di Mariella Arduini (Burani).

Una donna di classe, senza un filo di trucco, schiva, ma che non passa inosservata. E non è solo un discorso bellezza, ma qualcosa di molto più profondo, perchè trasmette ciò che porta dentro, nell’anima. E nel negozio, in mezzo al frastuono della gente, si avverte un filo invisibile che lega Anna Barbarba alla bellezza degli abiti.

Anna Barbara non solo è stilista per il gruppo imprenditoriale bresciano Pango insieme a Mariella Burani, ma il suo nome “Anna Barbara Olszewska”, è già un marchio, una griffe di abiti di Alta Moda che i negozi più quotati vogliono nelle proprie vetrine.

ReggioNelWeb l’ha intervistata, e l’ha fatto entrando nella sua casa di Bibbiano (ndr, in calce la fotogallery), toccando da vicino quei segreti artistici che trapelavano al primo incontro a Cavriago.

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Anna Barbara Olszewska, con un cognome polacco come sei approdata in Italia?
Avevo 18 anni, e un’estate avevo raggiunto i miei parenti a Cavriago per trascorrere un po’ di tempo da loro. Poi, pochi giorni dopo il mio arrivo, andai a messa e lì Mariella Burani mi notò e chiese a mio cugino di potermi incontrare per un colloquio. Da allora sono rimasta in Italia.

Cosa accadde dall’incontro con Mariella Burani?
Mi propose di fare la modella per la sua casa di moda. Una proposta che mi affascinava molto, per l’ambiente, gli abiti, la moda. Ma ero restia… anche perchè, quando pensavo al mio futuro, mai avrei immaginato di poter fare come lavoro la modella.

E invece?

E invece accettai, pensando “Vediamo come va…”. E così diventai modella per Mariella Burani. Ma qualcosa dentro di me mi diceva che non era quella la mia vera strada.

Il sogno più ambito da migliaia di belle ragazze che tu stavi realmente vivendo non la sentivi come tua strada?

Esattamente. Volevo qualcosa di diverso. Volevo essere io a creare gli abiti che indossavano le modelle.

Quindi?

Quindi frequentai la scuola di Maramotti per modellista e iniziai a fare la modellista, poi, piano piano, sono diventata stilista. Per 20 anni sono stata la stilista di prima linea di Mariella Burani. Avevo finalmente realizzato il mio sogno.

E oggi?
Continuo a essere stilista e continuo ogni giorno a realizzare il mio sogno: creo capi, e sono felicissima quando le donne e le ragazze indossano le mie creazioni.

Diverse reggiane cercano sempre più Anna Barbara Olszewska, ritrovando in quel marchio classe, eleganza e praticità che un tempo trovavano sotto un altro nome. A cosa ti ispiri quando crei?

Dipende, non c’è qualcosa di specifico che mi ispira. Mi concentro a pensare alla donna che indossa l’idea di un capo che ho in mente, e da lì è una strada dove io stessa non so dove porta, un viaggio. Ecco, creare abiti per me è un viaggio creativo bellissimo che alla fine racconti quando il capo è appeso pronto per essere scelto.


Pensi a qualcuna in particolare?

No. Incontro tanta gente, e sicuramente i miei incontri influenzano ciò che creo, ma non c’è una tipologia particolare. Pensa che da quando ho la passione per il tango argentino ho creato gli abiti “argentini” per tutti. Prima di quell’esperienza non averei mai immaginato di disegnare abiti per il ballo argentino.

Hai anche la passione per la pittura che ti ha portato a incassare prestigiosi premi. Dalla moda alla pittura… sei un’artista a 360 gradi.

La passione per la pittura ce l’ho sempre, solo che mi manca il tempo per coltivarla. Quando inizio a creare capi, inizia il mio viaggio che spesso finisce in piena notte. Me ne accorgo perchè gli occhi sono stanchi e reclamano riposo. Mi addormento e al risveglio raggiungo subito il capo lasciato in sospeso. L’adrenalina mi spinge a finirlo al più presto per iniziare un nuovo viaggio.

Un viaggio attraverso l’arte, come tutti quelli che fai.

Una persona cara un giorno ha scritto in una cartellina che racchiudeva i miei disegni e quindi una parte importante di me: “L’arte ci serve per non morire di realtà” (ndr, F. Nietzsche).

Marina Bortolani

@reggionelweb

 

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