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Giadoconti 2 giorni, 4 ore fa.
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Giadocontii Cervi erano una banda a sé di ispirazione comunista che agiva nella zona di Campegine, nel reggiano ed erano contrari alla linea del Partito Comunista che voleva creare la guerra civile, mediante assassinii a sangue freddo e azioni terroristiche.
Il partito dopo averli infruttuosamente richiamati all’ordine, provò a dare loro un ordine ufficiale per valutare l’affidabilità politica della banda: ordinò l’assassinio del federale di Reggio Emilia, Scolari. Aldo Cervi prima accettò, poi cambiò idea facendo fallire l’attentato. Questo episodio fece scattare la condanna a morte dei Cervi da parte del Pci. Siamo nel novembre del 1943. Il 23 novembre 1943 il segretario del fascio di Campegine e comandante della Milizia, capitano Riccardo Cocconi, con una squadra, fece un’irruzione nella cascina dove si trovavano i Cervi e catturò i sette fratelli. Nessuno al momento parlava di fucilazione anche perché solo due dei fratelli erano ritenuti comunisti. Ma subito dopo il PCI organizzò una serie di attentati terroristici e assassini mirati verso personaggi inermi (come il segretario comunale di Bagnolo, Vincenzo Onfiani) che esasperarono il Partito Fascista, che dette l’autorizzazione al Cocconi a far fucilare i sette fratelli per rappresaglia. Vennero fucilati il 28 dicembre. Fin qui sembrerebbe una brutta storia della guerra civile come tante. Ma il problema è: chi era Riccardo COCCONI ?
Il capitano della Milizia Riccardo Cocconi era un agente operativo del Partito Comunista Italiano infiltrato (nome di battaglia “Miro”) tanto è vero che poco dopo fu scoperto, ma il Cocconi fu abbastanza svelto da fuggire in montagna. Qui i partigiani lo nominarono immediatamente vice-comandante di tutte le brigate Garibaldi del reggiano e dopo la guerra fu un potentissimo esponente del PCI reggiano e viceprefetto di Reggio Emilia. Cosa che sarebbe stata ovviamente impossibile se a decidere la morte dei Cervi comunisti fosse stato un Cocconi fascista… -
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