Nell’ambito delle celebrazioni per la ricorrenza della Liberazione, Gattatico ha vissuto, sabato 16 aprile, una giornata ricca di significato: ovvero la presentazione del libro “Eroismo silenzioso”, realizzato da un gruppo di ricerca locale sotto la guida di Elisabetta Montanari, e dedicato agli internati militari e civili di Gattatico nei campi lavoro nazisti tra il ‘43 e il ‘45.
Si è trattato di un appuntamento molto sentito dalla comunità, perché ha riguardato tante famiglie del paese e perché voleva dare risalto ad una vicenda di enorme valore, ma poco considerata nella sua essenza: centinaia di migliaia di giovani che seppero affrontare una durissima esperienza, fatta di stenti, soprusi e di angherie, con enorme coraggio. La gran parte di loro ebbe infatti la forza di respingere le lusinghe e le vantaggiose promesse fatte sia dai tedeschi che dalla repubblica sociale, per tenere fede ai propri ideali e al proprio desiderio di pace e di dignità.
Nell’aprire la cerimonia il sindaco Gianni Maiola ha sottolineato come Gattatico si inserisca pienamente in questa vicenda perché, pur essendo un piccolo comune, ebbe più di 120 deportati, in gran parte militari. A ben 63 di essi è stata attribuita, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la medaglia d’onore; si tratta certamente della percentuale più alta in Italia, in rapporto ai suoi abitanti.
Elisabetta Montanari, autrice del volume, nel ripercorre le tappe di questa ricerca durata un paio d’anni, ha voluto rimarcare e l’importanza, nella lotta per la Liberazione, della resistenza senz’armi, nella quale rientra a pieno titolo la sorte degli internati.
Estremamente efficaci anche le parole dell’on. Vanna Iori, tra i relatori dell’incontro: “Quando una comunità fa memoria del suo passato, di un sacrificio così grande e, per giunta, per lungo tempo taciuto, lo fa per non disperdere o, peggio, tradire il compito che questi nostri eroi silenziosi ci hanno lasciato. Ricordare gli eventi che colpirono le famiglie e i giovani deportati di queste località significa onorare vittime innocenti e coraggiose e, insieme, riaffermare i valori fondanti della nostra democrazia” Il consigliere regionale Roberta Mori, al termine degli interventi ha ricordato l’impegno assunto dalla Regione nella valorizzazione di aspetti meno noti della storia delle comunità emiliane. Molto toccante il momento conclusivo con la consegna della pubblicazione: prima ai due soli deportati di Gattatico ancora viventi, Carlo Mori di anni 96 e Canzio Donelli di anni 94; successivamente a tutti i familiari presenti di quelli deceduti.






