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Marco Magnani, melomane reggiano famoso in tutto il mondo

Intervista a Marco Magnani sul mondo dell’opera lirica. Passione nata grazie al maestro delle elementari. Proposte per svecchiare la lirica. I parametri per giudicare un artista.

ReggioNelWeb.it 1/8/2015
Oggi, grazie a Marco Magnani, ci avviciniamo all’affascinante mondo dell’Opera Lirica. Cos’è? Come può nascere la passione per la lirica? Quali elementi per poter giudicare un artista?… A queste e tante altre domande risponde Marco Magnani, melomane reggiano famoso in tutto il mondo, “trascinatore” di appassionati di lirica anche oltre il confine nazionale.

Sig. Magnani come nasce la sua passione per la lirica?
La passione nasce sui banchi di scuola alle elementari di San Polo grazie al mio maestro da poco scomparso, Binini Laerte, che animato da una profonda passione per la Lirica impiegava il proprio tempo libero per introdurci in questo magico mondo a noi totalmente sconosciuto. Ci faceva ascoltare brani d’opera ed in particolare una famosissima incisione della Boheme con Gigli e l’Albanese. Scoprimmo poi il perché quando ci portò al teatro municipale – credo a suo spese – per assistere ad una pomeridiana dell’opera dei Puccini sistemando tutta la classe nel palco reale. Vi lascio immaginare che emozione, eravamo nel 1968 ed avevamo tutti 7-8 anni. Un’esperienza indimenticabile un ricordo indelebile, a distanza di quasi 50 anni ho ancora scolpito in mente i nomi degli interpreti e del direttore d’orchestra.

Dopo ha continuato a coltivarla. La sua famiglia l’ha sempre sostenuto?
Diciamo che il sostengo c’è sempre stato. In famiglia non erano particolarmente appassionati, anzi soprattutto mio padre avrebbe preferito vedermi giocare a calcio oppure a basket. Mia madre lo era un po’ di più. Forse è una passione che mi è stata tramandata geneticamente dai miei nonni materni, entrambi appassionati di opera e di operetta. I miei mi hanno sempre scarrozzato ed accompagnato ai vari pullman che il mitico Orlandini di Novellara organizzava portando in giro per l’Italia nugoli di melomani.
Per anni grazie a questo circolo ho avuto la possibilità di recarmi nella maggior parte dei teatri italiani e di ascoltare i cantanti più famosi. Per ragioni anagrafiche non ho ascoltato la Callas o la Tebaldi, ma tutte le altre sì, dalla Sutherland, alla Caballe, Freni, Kabaivanska, per non parlare poi dei tenori da Pavarotti al mio adorato Kraus ecc.

Cos’è per lei un’opera lirica?
Se le rispondessi con le parole di mio padre e mia madre dovrei dirle: “ UNA DROGA, una dipendenza “, preferisco però risponderle una grandissima passione viscerale che con gli anni mi ha dato la possibilità di conoscere tantissime persone con le quale condividere la stessa passione e di conseguenza allargare la mia cerchia di amici. Tutti accomunati dalla stessa grande passione l’opera … la musica e soprattutto la grande passione per quello che noi melomani veri riteniamo essere lo strumento più perfetto e cioè la VOCE.

Quali sono a suo avviso i migliori artisti italiani?
A Reggio Emilia abbiamo ad esempio Sonia Ganassi che dal 1990, e cioè da quando ha vinto il concorso di Spoleto, non si è mai fermata ed è presente nei cartelloni dei principali teatri nazionali ed esteri. Abbiamo poi l’intramontabile Mariella Devia che alla veneranda età di 68 anni suonati è a mio avviso ancora il miglior soprano italiano del momento. Ci sono poi delle nuove leve come ad esempio Maria Agresta giovanissima cantante italiana che al momento va per la maggiore.
Abbiamo poi 3 bravissimi baritoni come Nicola Alaimo, Simone Piazzola e il parmigiano Luca Salsi. A tenori in Italia siamo messi maluccio. L’unico italiano della nuova generazione degno di menzione è Francesco Meli.

E quelli stranieri?
A tenori siamo messi meglio negli Stati Uniti. Abbiamo diversi cantanti, l’intramontabile Gregory Kunde che a 60 anni suonati sta vivendo una seconda giovinezza ed è attualmente uno dei migliori interpreti verdiani non disdegnando intrusioni anche nel repertorio del belcanto dal quale deriva.
Abbiamo John Osborn che vanta un forte rapporto di amicizia con la città di Reggio Emilia e che è diventato l’Arnoldo del Guglielmo Tell di Rossini del momento, avendo cantato questo ruolo tantissime volte e soprattutto avendolo inciso nell’edizione discografica della EMI diretta dal direttore d’orchestra inglese naturalizzato italiano Antonio Pappano. E non dimentichiamoci di Micheal Spyres, Bryan Hymel anche questi tenori di grande spessore.

Quali sono i parametri per giudicare un cantante lirico?
Beh potrebbe sembrare assurdo, ma non certamente la bellezza della voce. Non è indispensabile avere una bella voce per essere un grande cantante lirico. Gli esempi di brutte voci ma di grandissimi cantanti si sprecano, un esempio su tutti la Callas. I parametri, se si esclude come dicevo prima la bella voce, sono essenzialmente due a mio avviso: il saper cantare, quindi la tecnica vocale, e lo stile.

Secondo lei nella lirica funziona sempre la meritocrazia, oppure l’arte viene inficiata da manovre politiche o da solite logiche di amici degli amici?
Beh, alla fine puoi avere tutti i santi in paradiso e gli amici che vuoi, ma quanto sali sul palcoscenico tu resti solo e davanti hai solamente il pubblico, di conseguenza o sai cantare… o sei finito e le amicizie servono a poco. All’inizio, soprattutto, se hai una buona agenzia teatrale questa può fare la differenza, ma poi o sai cantare a vai poco lontano. Anche qui gli esempi si sprecano.

Lei nel mondo della lirica, è molto conosciuto perché frequenta diversi teatri nazionali ed internazionali e so che spesso tramite il Circolo Lirico G. Verdi di Reggio Emilia portate molte persone nei vari teatri. Quando vale la pena adoperarsi perché ciò accada?
E’ indispensabile fare questo. Senza il pubblico il teatro muore e soprattutto senza un’educazione all’ascolto non si può arrivare ad amare questo meraviglioso mondo. Noi del Circolo Verdi contiamo oltre 200 soci non solo di Reggio anche di Parma e Modena. Tutte le settimane ci ritroviamo nella nostra sede per ascoltare musica e per presentare le opera che andremo a vedere; quest’attività è indispensabile per fare sì che le persone, e soprattutto i giovani, si avvicinino a questo modo.

La sua passione la porta ad andare ad ascoltare concerti in giro per il mondo.
Sì, è vero, soprattutto grazie ad un profondo legame di amicizia che ci lega con il tenore americano John Osborn e la sua famiglia. Io, mia moglie ed alcuni carissimi amici ci spostiamo spesso principalmente in Europa per andare ad ascoltare l’opera. Siamo di recente stati a Londra e nei prossimi mesi andremo a Ginevra, Barcellona, Parigi per poi approdare a Roma e Venezia. Quindi un carnet molto pieno.

Si sente spesso dire che l’opera lirica andrebbe svecchiata. Lei cosa ne pensa?
Che è vero. A mio avviso per svecchiare l’opera ed avvicinare sempre di più il pubblico è necessario finirla con i registi che, anziché raccontare la storia, si mettono a raccontare sé stessi senza connessioni con il testo che stanno mettendo in scena.

Quindi, nel concreto, cosa suggerisce?
Suggerisco innanzitutto di ripudiare la logica da “evento” e tornare al teatro aperto a tutti. È necessario preparare gli spettatori con materiale redazionale di sala che sia alla portata della comprensione di tutti e con interventi promozionali di guida all’ascolto. Come ad esempio facciamo noi del Circolo Verdi.
È necessario finirla con le idee di allestimenti che prendono un’opera lirica solo come pretesto per poi mettere in scena una storia completamente differente da quella composta dagli autori. Queste sono le cose che negli ultimi anni hanno rischiato davvero di far invecchiare l’opera lirica. Torniamo a raccontare le storie, con umiltà e con gioia. E, per favore, i registi che non apprezzano l’Opera, che non la amano e che non la conoscono, si astengano. Soprattutto quelli di estrazione tedesca. Rimettiamo il canto a e la musica al loro posto, ultimamente siamo andati oltre.

E’ vero che una sera, insieme ad altri reggiani ha fischiato dalle gallerie del Teatro Regio di Parma e lo spettacolo è stato interrotto?
Diciamo che abbiamo contribuito… Ma il loggione di Parma non ha bisogno di grossi aiuti.

Marina Bortolani
@reggionelweb

Didascalie foto, dall’alto: 1) Al teatro Bellini di Catania in occasione del Premio V. Bellini conferito al tenore J. Osborn. Da sinistra il tenore John Osborn, la moglie il soprano Lynette Tapia e Marco Magnani. 2) Davide Colalillo, Franco Iacoli, Oriana Zanni, Vanda Giampaoli, Giovanni Fornaciari e Giovanni Basini. 3) Al Petruzzelli di Bari per la Sonnanbula di Bellini: Marco Magnani, Oriana Zanni, Giovanni Basini, al centro il tenore John Osborn e la moglie il soprano Lynette Tapia. 4) Pianderna (Reggio Emilia) Marco Magnani, Lucrezia Magnani, Oriana Zanni, Giovanni Basini e con il tenore John Osborn e la moglie il soprano Lynette Tapia.

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