Riforma del lavoro e jobs act

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Questo argomento contiene 4 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  Alessandro Fontanesi (Partito Comunista d’Italia) 5 mesi fa.

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  • #47685 Risposta

    Fiom-Cgil

    Partite dalla Fiom-Cgil 800 lettere di diffida all’applicazione del jobs act
    16 set 2015

    In questi giorni la FIOM CGIL di Reggio Emilia, nel quadro delle iniziative definite e decise a livello regionale di contrasto al Jobs Act, sta inviando lettere di diffida a tutte le imprese industriali sul territorio reggiano in cui sia presente almeno un iscritto alla FIOM e, contestualmente, alle Associazioni imprenditoriali ed ai Consulenti/Studi Professionali che assistono queste imprese.
    L’iniziativa coinvolge 664 aziende, che complessivamente occupano circa 31.200 lavoratori, le Associazioni imprenditoriali interessate sono 7 (Unindustria/Federmeccanica, Confapindustria, Confimi, Legacoop, Unione Cooperative, C.N.A. e Confartigianato) ed inoltre ci sono 128 tra Consulenti e Studi professionali.
    Questa è la prima azione di carattere contrattuale, con la quale si chiede alle imprese di non applicare unilateralmente le nuove norme, in particolare per quanto riguarda la tutela contro i licenziamenti arbitrari, sia di natura individuale sia collettiva, il controllo a distanza dei lavoratori e il demansionamento.
    “Quello che chiediamo, e che il presidente di Unindustria Reggio reputa “inconcepibile”, – spiega Sergio Guaitolini, segretario Fiom provinciale – è di aprire un tavolo di confronto che possa portare a soluzioni contrattuali condivise, che garantiscano pari dignità e pari diritti a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data di assunzione, al fine di evitare l’imbarbarimento dei rapporti e l’apertura di vertenzialità in ogni singola azienda”.
    Il jobs act si caratterizza come un “condono” per le aziende che licenziano illegalmente, perché di fatto cancella la sanzione per gli imprenditori che violano la legge, può questa essere definita modernizzazione? E’ così estraneo alla pratica sindacale chiedere l’avvio di un confronto su provvedimenti che incidono profondamente sulla natura dei rapporti di lavoro e sui loro diritti?

    Allora, come non definire ingenerosa e offensiva, oltreché gratuita, la nota diramata da Unindustria in cui il Dott. Severi rivolge alla Fiom accusandola di “scaricare sulle imprese del territorio la sua incapacità di dialogo”?
    “Rispondiamo dicendo che chiedere che chi viene licenziato in modo illegittimo possa avere il diritto al reintegro nell’azienda non è incapacità di dialogo ma tutela di un diritto basilare – continua Guitolini – e che cancellare questo diritto e chiamarlo “Contratto a tutele crescenti” è una truffa, perché non vi è alcuna tutela crescente, anzi le tutele sono smantellate per sempre e resta solo un basso indennizzo monetario”.
    La Fiom non avrebbe bisogno di ricordare ad Unindustria che a Reggio Emilia è di gran lunga il sindacato più rappresentativo, con circa il 90 % degli iscritti; che sottoscrive con le imprese associate alla sua Organizzazione numerosi contratti aziendali, (oltre 100 nel 2014); e che sia in quei contratti, sia quotidianamente, affronta discute e risolve nelle imprese, attraverso le proprie RSU e attraverso relazioni costruttive, le problematiche che si pongono, arricchendo le soluzioni condivise anche del punto di vista dei lavoratori a tutela delle loro condizioni.
    Ma siamo in un periodo storico in cui la memoria è corta e vittima di abbagli. Per cui lo ricordiamo. Ritenendo, per concludere, come nel quadro di una storia di relazioni e di accordi sindacali che ha segnato questo territorio dagli anni ’60 ad oggi e che ha consentito e contribuito a fare di questo territorio uno dei sistemi industriali più avanzati in Italia, suoni totalmente fuori luogo l’accusa alla FIOM di incapacità di dialogo .
    “Riguardo all’accusa di anacronismo rispondiamo che anacronistica è una visione che vorrebbe il lavoro senza diritti e i lavoratori schiavi senza la possibilità di organizzarsi per chiedere migliori condizioni di vita e di lavoro – conclude il segretario dei metalmeccanici reggiani – .La Fiom il dialogo lo vuole, lo cerca, lo pratica e lo pretende per il rilancio del sistema industriale attraverso investimenti, ricerca e sviluppo, innovazione, valorizzazione delle professionalità. Siamo pronti a confrontarci sulla ricerca del miglioramento dell’efficienza, della qualità del prodotto e della produttività dell’impresa, nel rispetto però, imprescindibile, della dignità e delle condizioni di tutti i lavoratori”.
    Anche la Cgil reggiana si schiera a sostegno della Fiom. “Con la sua iniziativa la Fiom sta portando avanti come categoria quelle che sono disposizioni della Cgil nazionale di contrasto al Jobs act e noi la sosteniamo” Sottolinea Guido Mora, segretario generale della Camera del Lavoro Territoriale di Reggio che riserva un commento anche al presidente di Unindustria Severi “Credo non abbia capito quanto sia sia grave e sicuramente negativo non mettersi tutti, sindacato, imprese e associazioni, su un piano di confronto rispetto alle norme introdotte dal Job act – spiega Mora -. Inoltre i maggiori organismi europei sottolineano come in Italia i livelli di flessibilità siano elevati, non è quindi proseguendo in questa direzione che ci avviciniamo alla “normalità europea”, come scrive Severi, piuttosto ce ne allontaniamo”.

  • #47690 Risposta

    Alessandro Fontanesi

    PIENO APPOGGIO ALL’AZIONE DELLA FIOM IN MATERIA DI LETTERE DI DIFFIDA
    IL MAURO SEVERI CHE ACCUSA LA FIOM, E’ LO STESSO SEVERI CHE VUOLE DELOCALIZZARE ALLA CORGHI?

    Prendiamo per buoni, almeno fino alla prossima smentita, i dati diffusi con forte clamore propagandistico circa il numero dei nuovi contratti a tempo indeterminato, ossia “senza articolo 18”, stipulati nel corso di questo anno e che ammonterebbero a circa 780 mila fruendo della totale decontribuzione introdotta dalla legge di stabilità del dicembre 2014. Alla luce di tutto questo una domanda è però perlomeno lecita, cioè quanti di questi 780 mila contratti che non danno nessuna vera stabilità al lavoratore, privato del diritto di reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa, sono contratti veramente nuovi e quanti invece rappresentano solo una trasformazione di quei contratti precari con i quali già operava lo stesso lavoratore? Ossia contratti a termine, di somministrazione, di collaborazione coordinata e continuativa, di consulenza a partita iva ecc, ecc, ecc? E’ opinione molto diffusa tra gli addetti ai lavori, che tali trasformazioni costituiscano invece la grande maggioranza dei nuovi contratti a tempo “indeterminato” e che quindi, proprio alle trasformazioni, siano stati erogati i fortissimi importi di decontribuzione, che già oggi sfiorano i tre miliardi.

    Si tratta nove volte su dieci, con tutta evidenza, di soldi che si potrebbero definire buttati, perchè erogati a imprenditori non meritevoli, anzi a veri e propri truffaldini, perché una consolidatissima esperienza insegna che i contratti di lavoro precario, che sono stati poi così ” trasformati”, erano tutti, per un verso o per l’altro, irregolari e costituivano già, agli occhi della legge, rapporti a tempo indeterminato. In buona sostanza dunque, sono stati erogati circa due miliardi di soldi pubblici per contratti a tempo indeterminato ed oggi senza alcuna tutela, perchè l’articolo 18 è stato cancellato, proprio per nascondere il fatto che in realtà quei lavoratori erano già a tempo indeterminato. Se l’ispettorato del lavoro avesse fatto i dovuti controlli e avesse fatto applicare le leggi, oggi la decontribuzione su cui si basano i dati propagandistici di governo, imprese e associazioni della imprese, in casi come questi e che sono la maggioranza, non è dovuta.

    Quel che dispiace è che con i due miliardi così regalati ai furbastri evasori ( e con gli altri che saranno sprecati in futuro) si sarebbe potuta sanare la piaga degli esodati, portare avanti un progetto di flessibilità nei pensionamenti, o assumere iniziative nella direzione del salario di cittadinanza ed altre urgenti misure sociali. Ma evidentemente l’accoppiata propaganda renziana e interessi parassitari datoriali, impone di perseguire queste sciagurate politiche anti sociali ai danni dei cittadini, a solo beneficio del capitale, ai quali non viene chiesto nulla indietro a fronte dei miliardi regalati.

    Anche per quei furbastri che poi finiscono con il delocalizzare. E a questo proposito un’altra domanda sarebbe logico porsi infine, alla luce delle parole di Mauro Severi che taccia la Fiom di voler far ricadere sulle imprese la sua incapacità, per le 800 lettere di diffida inviate dalla stessa alle aziende (in materia di licenziamenti, mansioni e controllo a distanza in seguito all’approvazione del jobs act), pertanto il Mauro Severi presidente di Unindustria Reggio è forse lo stesso Mauro Severi direttore della Corghi di Correggio?

    La stessa Corghi che vuole delocalizzare il reparto degli smontagomme pesanti con conseguenti esuberi? Per cui se il jobs act va così bene, qual’è il motivo per cui si deve delocalizzare? Le colpe sono sempre e solo del sindacato o sarebbe il caso ogni tanto da parte dei padroni di avere per lo meno il buon gusto di tacere, alla luce delle notevoli agevolazioni che il governo concede, ha concesso e anche in futuro concederà, pur non meritandole?!

    Alessandro Fontanesi
    segretario provinciale
    PARTITO COMUNISTA d’ITALIA
    Reggio Emilia

  • #48149 Risposta

    antitrinarix

    Tanto Fontanesi a te chette frega?

  • #55354 Risposta

    Coospelios

    JobSActCoopselios mantiene l’art. 18 e volta le spalle al Job’s Act
    08 ott 2015

    Si è tenuta giovedì 8 ottobre, presso la sede di Coopselios, via A. Gramsci a Reggio Emilia, la conferenza stampa che Coopselios, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali territoriali CGIL, CISL, UIL, ha indetto per presentare il protocollo promosso dal Consiglio di Amministrazione della cooperativa e dalle organizzazioni sindacali stesse, protocollo che farà da cornice per la sottoscrizione di accordi per il passaggio di personale in gare di appalto.

    Il protocollo prevede di garantire ai lavoratori, in deroga al D.lgs 23/2015, l’applicazione dell’art. 18 L. n. 300/70 così come modificato dall’art. 1 comma 42 della legge 28 giugno 2012 n.92 (Riforma Fornero) e il mantenimento della normativa vigente al momento del passaggio nel caso la stessa sia più favorevole per i lavoratori rispetto alle nuove disposizioni previste dal Job’s Act.

    Erano presenti: Guido Saccardi, Presidente Coopselios, Raul Cavalli, Direttore Generale Coopselios, Maurizio Frigeri, Segretario provinciale Funzione Pubblica CGIL, Stefania Zannini, Responsabile Terzo Settore Funzione Pubblica CGIL, Loretta Losi, Responsabile Area Servizi Sociali e Turismo Legacoop Emilia Ovest, Mauro Chiarini, Segretario UIL FPL, Cristian Villani, Responsabile Terzo Settore CISL Funzione Pubblica Emilia Centrale, Lucia Incerti, Responsabile Terzo Settore FISASCAT CISL Emilia Centrale, Davide Battini, Segretario CISL Funzione Pubblica Emilia Centrale.

    Al termine della conferenza stampa Coopselios e le organizzazioni sindacali hanno firmato il protocollo d’intesa.

  • #67708 Risposta

    Alessandro Fontanesi (Partito Comunista d’Italia)

    Diritti lavoratori e Costituzione: “Importante manifestazione a Roma… nel silenzio dei media”
    22 nov 2015

    Roma 21 novembre, manifestazione per la riduzione dell’orario di lavoro, per l’abbassamento dell’età pensionabile, per il diritto alla salute, per il contratto nazionale, per il diritto alla scuola pubblica, per affermare la Costituzione, per istituzioni veramente democratiche, per un intervento pubblico in economia, per il diritto alla salute; ma per gli organi di informazione (piuttosto distratti e parecchio asserviti) del nostro Paese, tutto questo non è degno di notizia.

    fiom22Pazienza le provocatorie e deliranti parole del grillino Di Maio, che derubrica le rivendicazioni sociali di migliaia di lavoratori italiani e quelle del segretario della Fiom Landini, a mera nostalgia della falce e martello, ma che una manifestazione per i diritti dei lavoratori non possa trovare eco tra i media di questo Paese, quando questi diritti ogni giorno che passa vengono impunemente cancellati, è davvero indicativo dello stato di salute della democrazia italiana e della qualità dell’informazione libera.

    Hai voglia a farsi meraviglia dei tempi del “regime” di Berlusconi, una bazzecola in confronto all’oggi.

    Alessandro Fontanesi, Segretario provinciale PARTITO COMUNISTA D’ITALIA Federazione di Reggio Emilia

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