Pena di morte, ragioni pro e contro

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Questo argomento contiene 6 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  Giadoconti 3 mesi, 2 settimane fa.

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  • #63195 Risposta

    Francesca S.

    Buon giorno, si sente tanto parlare di violenze sempre più ciniche e crudeli, con i carnefici che spesso vengono liberati dopo poco senza scontare la pena. Non sarebbe il caso di ripristinare la pena di morte anche in Italia? Forse se certi criminali sapessero cosa gli spetta, magari eviterebbero. Poi, capisco anche che è una barbarie, ma bisogna porre un freno al dilagarsi della criminalità in Italia, dove le vittime spesso sono doppiamente vittime di una giustizia che non punisce.

  • #63197 Risposta

    Melissa

    La pena di morte è sempre sbagliata e non è la soluzione che si pensa. Serve ad alimentare vendetta e basta. I dati dimostrano che negli stati americani dov’è in vigore non funge assolutamente come deterrente.

  • #63200 Risposta

    Coalit

    La Coalizione Italiana contro la Pena di Morte in Texas ha incontrato Suor Helen Prejean
    26 ott 2015

    Il 10 ottobre scorso la ravennate Arianna Ballotta e la napoletana Michela Mancini, rispettivamente presidente e vice-presidente della Coalizione Italiana contro la Pena di Morte Onlus (COALIT, http://www.coalit.org ) si sono recate in Texas in occasione degli eventi organizzati dal Journey of Hope a Houston, su invito di abolizionisti texani con cui COALIT collabora da molti anni.

    COALIT (associazione senza scopo di lucro fondata nel 1997 e membro fondatore della World Coalition Against the Death Penalty), che da anni si occupa di legalità e di informare e formare i cittadini italiani e stranieri sui temi della legalità, dei diritti umani, in Italia ed all’estero, ed in particolare sull’applicazione della pena di morte nel mondo, è particolarmente attenta alla situazione negli Stati Uniti, in quanto unica democrazia occidentale che ancora applica la pena capitale come strumento di giustizia.

    L’associazione americana Journey of Hope ( http://www.journeyofhope.org ) è composta da famigliari ed amici di persone vittime del crimine violento che lottano insieme per ottenere l’abolizione della pena di morte nel mondo. Con questa associazione COALIT collabora da anni, condividendo la stessa visione: è possibile rinunciare alla vendetta e optare piuttosto per una scelta di amore e perdono, con pene e processi equi, dando al reo la possibilità di riabilitarsi.

    COALIT si oppone alla pena di morte incondizionatamente, con la convinzione che il rispetto dei diritti umani rappresenti una priorità incontestabile e che la giustizia non possa essere perseguita con spirito di vendetta, bensì con una equilibrata gestione delle forze che operano nella società.

    Riteniamo che ogni comunità debba essere in grado di assicurare processi equi e pene adeguate, ma anche opportunità di riabilitazione, laddove possibile, bilanciando così l’esigenza di giustizia dei famigliari delle vittime ed il rispetto di quegli stessi valori che reclamano un atto di giustizia.

    Oltre a visitare alcuni condannati a morte e altri detenuti la cui condanna a morte è stata commutata, a protestare davanti alla famigerata Walls Unit in occasione dell’esecuzione di Licho Escamilla avvenuta il 14 u.s., ad incontrare famigliari di vittime e di condannati in attesa di esecuzione e altri già giustiziati, le rappresentanti di COALIT hanno potuto affrontare il problema della pena capitale e portare una visione europea dell’argomento a platee diverse, fra cui quelle di numerosi studenti particolarmente attenti di istituti superiori ed università, fra cui il Lone Star College e la St. Agnes High School.

    BallottaAriannaSuorHellenQuest’anno il tour del Journey of Hope, a cui COALIT aveva già partecipato in passato, è stato particolarmente importante, poichè fra i vari ospiti era presente anche Suor Helen Prejean, la famosissima suora cattolica nota a tutti gli abolizionisti per il suo forte impegno in difesa della vita e al grande pubblico in quanto impersonata da Susan Sarandon nel film Dead Man Walking (tratto dal libro da lei stessa scritto), che COALIT ha avuto anche il piacere e l’onore di intervistare.

    Suor Helen ci ha tenuto a ringraziare gli abolizionisti italiani per il lavoro contro la pena capitale portato avanti da così tanti anni con passione e dedizione, in modi diversi e a vari livelli, e ci ha esortato a continuare fino ad ottenere l’abolizione di questa pratica in tutto il mondo, perché, almeno in America, “oramai ci siamo”, ha detto, sottolineando che le percentuali di persone a favore della pena di morte si sono considerevolmente abbassate negli ultimi anni e sempre meno sono le condanne a morte comminate dai singoli Stati. Fra gli altri, ha citato il caso di Joseph O’Dell, giustiziato in Virginia nel 1997 e la cui salma riposa nel cimitero monumentale di Santa Maria di Gesù di Palermo, proclamando un affettuoso “I love Italians!”.
    Suor Helen è ottimista e anche noi lo siamo. Infatti, anche attraverso i nostri progetti ed il nostro lavoro abbiamo visto cambiamenti nei quali certamente speravamo ma che non ci aspettavamo in un periodo di tempo relativamente breve. Possiamo infatti dire, con piacere, che diverse cose sono cambiate in positivo dal 1997 (basti pensare che i Paesi mantenitori della pena di morte sono scesi a meno di 40 nel 2015 rispetto ai 54 del 2005) e questi cambiamenti sono stati possibili grazie all’aiuto di chi ci sostiene da anni.
    E anche il viaggio di quest’anno ci auguriamo possa servire ad educare ed informare ulteriormente sulla brutalità e l’orrore dell’omicidio di Stato tanti altri cittadini e studenti italiani e stranieri. Infatti, con il materiale raccolto in Texas è nostra intenzione portare a termine un progetto a noi molto caro ed importante: la realizzazione di due video, uno in lingua inglese ed uno in lingua italiana, che serviranno a dare voce a chi voce non ha.
    Il video, fra le altre cose, ci aiuterà nella diffusione delle informazioni negli istituti scolastici, presso vari enti, parrocchie ed associazioni presso cui ogni anno svolgiamo seminari e corsi informativi e formativi in tema di diritti umani.
    Chiunque può darci una mano nella realizzazione di questo progetto con una donazione anche minima (perchè tante piccole gocce formano il mare) intestando un bonifico a:

    Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte ONLUS
-—–
Bonifico Postale o bancario:
c/c 38725800
cab 03400
abi 07601
cin P
CODICE IBAN: 
IT28P0760103400000038725800

    Grazie di cuore soprattutto a nome dei tanti senza voce.

    Arianna Ballotta e Michela Mancini (Coalizione Italiana contro la Pena di Morte Onlus http://www.coalit.org )

    • #78660 Risposta

      Giadoconti

      Dite che il vostro movimento è composto principalmente dai parenti delle persone giustiziate. Benissimo!!! Ma ai parenti di quelli assassinati dai delinquenti avete mai chiesto cosa ne pensano? Temo che anche il vostro gruppetto soffra di una enorme forma di ipocrisia.

  • #63204 Risposta

    Fabrizio Molteni

    complimenti per tutto quello che fate per i diritti umani, siete delle grandi!

  • #63207 Risposta

    Marina Bortolani

    Intervista a Karl Guillen, ex condannato (ingiustamente) a morte negli USA
    02 nov 2015

    Karl Guillen, un caso di errore giudiziario americano divenuto famoso in tutto il mondo, si trova attualmente in Italia per raccontare la sua storia.

    Ad affiancarlo spesso, Arianna Ballotta, Presidente di Coalit Onlus (Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte) che ha ricevuto diversi riconoscimenti, anche negli USA per il suo costante impegno nella lotto contro la pena capitale (ndr, nella seconda foto, Arianna è la prima a sinistra insieme a Karl e Mirella Santamato).

    Il caso: Karl Guillen alla fine degli anni ’90 finì nel carcere di Florence, a sud dell’Arizona, per aver commesso un furto. Successivamente, a seguito della morte di un detenuto assassinato in quel carcere, fu accusato e condannato Karl. Essendo prevista in Arizona la pena di morte per chi si macchia del reato di omicidio, Karl venne condannato dallo Stato dell’Arizona a morire attraverso un’iniezione letale.

    Dopo un periodo in una cella di isolamento Guillen trascorse il suo tempo nel braccio della morte fino al 1999 quando, a seguito del patteggiamento (ndr, per un crimine mai commesso) la sua condanna a morte venne trasformata in 20 anni di carcere.

    Esce quindi dal carcere definitivamente, dopo aver scontato tutti i 20 anni, il 10 agosto 2013.

    Il caso di Karl Guillen, scatenò una vera e propria gara di solidarietà internazionale. Molti italiani contribuirono a sostenere la causa a favore di Karl e in tanti si fecero promotori della vendita di due libri scritti dallo stesso Guillen dal carcere “Karl Il Tritacarne” e “Il Sangue d’Altri” (ed. Multimage) per raccogliere fondi da destinare per un’adeguata difesa legale.

    Ora Karl sta girando per l’Italia per ringraziare personalmente tutti coloro che l’hanno aiutato e sostenuto durante i lunghi anni di ingiusta carcerazione.

    ReggioNelWeb lo ha intervisto.

    Karl, cos’hai provato quel giorno in cui i giudici americani hanno emesso sentenza di condanna a morte nei tuoi confronti?

    Ho avuto paura per la salute di mia madre e il dolore che avrebbe provato. Ero anche molto arrabbiato. Avevo visto episodi simili in precedenza, quando avevano ucciso altra gente. Quanto ho vissuto, nel complesso, mi ha reso ciò che sono, o mi ha fatto diventare ciò che sono. A volte c’è bisogno di essere impauriti, o arrabbiati, per diventare la persona che è dentro di noi.

    Prima del patteggiamento, hai passato anni nel braccio della morte nell’attesa di una data decisa dallo Stato dell’Arizona che avrebbe segnato la fine della tua vita terrena. Quali erano i pensieri più ricorrenti, considerando che attendevi un’assurda punizione per un crimine mai commesso?

    Il sistema di giustizia americano è uno di quelli chiaramente venduto e corrotto. Se hai soldi da pagare il sistema, allora sarai lasciato libero. Se ogni persona costa ad ogni Stato 45,000.00 dollari ogni anno, immaginate cosa sceglierà di fare uno Stato: pagare per compensare una sentenza di 25 anni, o sentenziare direttamente la morte? È un sistema pieno di pregiudizi.

    I giudici non giudicano in base al crimine, all’evidenza, ma per come si presenta una persona, la sua etnia, la sua cultura, e, se è visibile, la sua religione. La maggior parte, il 99%, è gente povera o immigrati. Immigrati nel senso che non sono di carnagione bianca.

    Quindi l’etnia a tuo avviso risulta fondamentale?

    Guardi, la razza alla fine non è importante, i soldi invece sono importanti. È una guerra di classi sociali. Durante quegli anni ho dovuto affrontare avvocati corrotti o incapaci, che semplicemente volevano che accettassi un accordo di patteggiamento che avrebbe eliminato ogni mia libertà, ma avrebbe rimosso anche la minaccia di pena di morte.

    Gli accordi di patteggiamento sono le nuove minacce. Facilitano gli Stati a minacciare qualcuno con la pena di morte mentre in questo modo si prendono le loro vite. Questo garantisce allo Stato un minimo di soldi all’anno. E ci sono 80,000 persone incarcerate in Arizona.

    Cosa pensi della pena di morte?

    La pena di morte esiste per vendetta. E ora è un grande strumento per supportare le prigioni, la polizia e la magistratura. Non ci sono soluzioni come la riabilitazione in Arizona Department of corrections. Questo era stato introdotto da Terry Stewart, direttore del ADOC negli anni ’90. L’FBI afferma che il 5% di tutte le persone condannate in carcere sono INNOCENTI. Sappiamo che hanno ucciso persone innocenti, perché è stato dimostrato.

    Prigioni e polizia sono assolutamente cattivi: ci sono mostri in questo mondo e io li ho visti. Esistono ovunque. Alcuni sono semplicemente individui con problemi psichiatrici, altri sono sociopatici con parecchie psicosi. Alcuni sono diabolici, come ho potuto vedere. Demoni.

    La pena di morte è un crimine contro l’umanità, contro i principi morali basilari. Proviene dal tempo dei barbari e del fascismo. Purtroppo, esiste in quella che molta gente chiama MONARCHIA DELLA DEMOCRAZIA E DEI DIRITTI UMANI. Questa è solo la facciata esterna.

    Cosa possono fare gli italiani per contribuire a cambiare convincimento circa la pena di morte in un sistema, quello americano, considerato spesso fra i principali paladini dei Diritti Umani?

    Far conoscere la verità credo che sia la cosa più importante. Quando ho realizzato il documentario VIOLATIONS, su youtube, mentre frequentavo l’università quest’anno, sono stato avvicinato con pistole dalle guardi che hanno così rovinato il film, la videocamera, e ho dovuto chiamare la polizia perché una guardia mi ha riconosciuto e lui, io so, aveva fatto del male ad almeno 2 carcerati.

    Mostrare la verità è la filosofia migliore, perché al male non piace essere visto. Abbiamo bisogno di raggiungere le generazioni più giovani e le generazioni attuali, e supportare la gente che fa questo, così che non si perdano nel Sogno Americano…o che urlino nelle discoteche o nei night club, persi in fantasie di amore e corruzione.

    Corruzione delle facoltà mentali. Purtroppo, l’America è un buon difensore dei diritti umani, ma il migliore truffatore è quello che si nasconde dietro le leggi mentre colpisce gli altri, sorridendo poi innocentemente quando gli viene puntato il dito contro.

    Come sono stati gli anni nel braccio della morte?

    Terribili. Avevo bisogno principalmente di affetto. Sono stato in isolamento, senza alcun contatto umano, per 18 anni. Guardavo alla morte… a 26 anni guardavo a qualcosa che non esiste. Ho studiato e superato l’esame da avvocato. Ma potevo vedere liberi solo gli altri, dai 26 ai 60 anni. Ho cambiato molte convinzioni, e visto molti uomini essere rilasciati. Non ho mai chiesto nulla, neanche un centesimo. Questo è ciò che mi ha permesso di rimanere sano. Combattendo per gli altri e per me. Ma dal punto di vista affettivo ero solo. Non potevo toccare nulla, né dare baci, nulla se non essere circondato da gelide mura.

    Però poi un’importante rete di solidarietà internazionale ti ha supportato…

    Esatto, e per me sono stati fondamentali. In particolare i miei amici italiani hanno cominciato a scrivermi e a ringraziarmi per il libro che avevo pubblicato “Tritacarne”. I miei libri in particolare sono stati pagati dai miei magnifici sostenitori al Multimage, Olivier Turquet, Daniela Annetta, Linda Ferrante, e Ilaria Cornetti. Molte persone che mi scrivevano dicevano che il libro “Tritacarne” aveva salvato la loro vita. Ricordo di aver pianto quando ho ricevuto la lettera di una ragazza abusata, che scrisse: “se puoi sopravvivere alla morte, alla tortura, e a ciò che vedi ogni giorno senza fine, anch’io posso sopravvivere a ciò che mi è accaduto dal papà del mio amico…”. C’è stato uno conforto reciproco.

    Da corrispondenti, diverse persone sono diventate veri amici che mi hanno portato la gioia. Mi hanno aiutato a non impazzire, ma soprattutto mi hanno educato nei 18 anni di buio. Mi hanno comprato libri, macchina da scrivere e tutte le piccole cose che potevo avere. E io ho sfruttato questo tempo, non è il tempo che ha usato me. Le guardie avrebbero potuto torturarmi, rompere le mie mani, uccidermi una o due volte, portarmi via le gambe, ma ora sono qui con i miei amici.

    Com’è la tua vita ora?

    La mia vita ora…sono stressato. Sono senza nulla a eccezione di carte di credito e beni prestati, ma SONO LIBERO. I miei amici da Pistoia mi hanno dato abbastanza soldi per permettermi di andare in Bosnia a rinnovare il mio visto per altri 90 giorni. Erano 260€, e un altro amico mi ha dato poco di più così ho potuto pagare hotel, benzina e cibo. Ho bisogno di medicine ogni 15 giorni, e queste medicine sono decisamente care. Non ho un posto dove stare né una base dove potermi sedere e sentirmi a casa.

    Per ora, ho semplicemente bisogno di poco da tutti i miei amici. 10 euro al mese da 200 amici sarebbe sufficiente per me per avere almeno una base, cibo, i soldi per pagare la benzina, internet e i telefoni, mentre lavoro. Attualmente infatti sto scrivendo un nuovo racconto, sto facendo documentari, e sto aggiornando insieme agli amici il mio sito http://www.twicealive.org (da cui sono tratte le ultime due foto e dov’è possibile approfondire informazioni su Karl e indicazioni per chi volesse fare una donazione).

    Cosa in particolare ti sei perso in quei 20 anni di carcere?

    Cosa ho perso? Non ho perso nulla, anzi… ho guadagnato! Ho visto cose che altri non possono vedere, eccetto la morte. Ho visto gioie e dolori così profondi, e a meno che uno non fosse con me, non potrebbe capire, ho visto orrori e demoni. Ho visto me stesso passare da tutto a niente, e mi sono conosciuto come nessun altro potrebbe. Il TEMPO è qualcosa che solo il Creatore ci può togliere. Se non si usa il tempo per imparare, amare, insegnare, allora questo è perdere tempo. Io ho usato il mio, e non importa il luogo in cui ho studiato.

    Marina Bortolani

    @reggionelweb

  • #78659 Risposta

    Giadoconti

    D’accordo! Aboliamo la pena di morte in tutto il mondo. Forse sarà il caso di verificare, a questo punto, quale strumento utilizzare come deterrente. Pensate sempre al “carcere rieducativo”? Mi auguro non siate così ingenui, (non voglio pensare alla malafede). In Italia, poi, si pone ANCHE il problema di una magistratura assente e venduta. Possibile che nessuno pensi a istituire una regola per punire i reati peggiori? Basterebbe, forse, affidare i colpevoli ai laboratori di ricerca. Potrebbero, così, testare in maniera ottimale medicine e tecniche operatorie, per arrivare anche alla vivisezione. Forse pensate che una cavia animale possa avere le stesse reazioni di un animale uomo? Secondo me ci sono alcune differenze (anche se in peggio). Utilizzando spacciatori, assassini, stupratori, pedofili e feccia simile, si potrebbero ottenere risultati perfetti in metà tempo; si potrebbero salvare centinaia di vite umane e si metterebbe un valido deterrente alla criminalità. Non ultimo, ma altrettanto importante, si eviterebbe a milioni di animali, una fine orrenda.

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