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Comune di Brescello sciolto per Mafia. Le reazioni della politica

La proposta di scioglimento per Mafia del Comune di Brescello, con tanto di una corposa indagine, era stata fatta dal Prefetto di Reggio Raffaele Ruberto e sottoposta all’attenzione del Ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Nella lunga inchiesta, svolta dal vice prefetto Adriana Cogode, dal capitano dei Carabinieri di Castelnovo Monti Dario Campanella, dagli uomini dell’Arma, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, emergevano intrecci anomali. In particolare si parla di dipendenti comunali assunti con contratti a tempo riconducibili alla famiglia Grande Aracri e destinazioni d’uso di alcune aree non chiare.

Ieri la decisione definitiva dopo la richiesta del Prefetto: il Consiglio dei Ministri ha sciolto per mafia il Comune di Brescello. E’ la prima volta che succede nella Regione Emilia Romagna.

Il commissario Michele Formiglio, che ha guidato il Comune dal 30 gennaio scorso, ovvero dalle dimissioni dell’ex Sindaco Marcello Coffrini, sarà quindi sostituito da una Commissione formata da tre membri. Saltano di conseguenza le elezioni amministrative a Brescello che erano previste per il 5 giugno prossimo.

@reggionelweb

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Lo scioglimento per mafia del Comune di Brescello, primo in Emilia-Romagna, è una notizia dolorosa, dinnanzi alla quale non possiamo sottrarci a ulteriori riflessioni e a nuove responsabilità sul tema della legalità, ma nemmeno dimenticare il cammino che tutta la comunità ha da tempo intrapreso per contrastare ogni tentativo di infiltrazione.
In particolare, lo dico anche da pubblico amministratore della Bassa Reggiana della cui Unione Brescello fa parte, da oggi siamo chiamati ad innalzare ulteriormente il livello di guardia e a rafforzare il nostro impegno collettivo per aiutare la comunità brescellese ad affrontare e superare questa delicata fase. In questo senso credo che l’Unione stessa possa svolgere un ruolo fondamentale.
Ma non dobbiamo dimenticare che la stessa decisione assunta oggi dal Consiglio dei ministri si basa sul serio lavoro coordinato dal prefetto Ruberto, anche attraverso la commissione d’indagine preposta, il cui lavoro è stato sottoposto al vaglio di un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica al quale io e il sindaco Vecchi abbiamo partecipato. Questo – al pari della volontà di Provincia e di tanti Comuni reggiani, tra i quali lo stesso Brescello, di ribadire proprio in queste ore al processo Aemilia la costituzione a parte civile – dimostra come le istituzioni reggiane stiano collaborando in maniera alacre, costante e credibile per contrastare la mafia.
E al nostro fianco, come anche il recente Festival della legalità “Noicontrolemafie” ha ribadito, c’è una cittadinanza attiva – a partire dai nostri giovani – capace di metterci la faccia e l’anima in una nuova lotta di resistenza alle mafie e alla loro cultura di prevaricazione e illegalità.
Lo scioglimento del Comune di Brescello ci sprona a proseguire insieme su questa strada: sulla collaborazione istituzionale per garantire ordine e sicurezza; sull’impegno culturale e formativo nei confronti di noi stessi e dei cittadini, a partire dai giovani; sui protocolli per la legalità che aiuteranno le pubbliche amministrazione a prevenire, nel quotidiano agire, ogni tentativo di infiltrazione.
Come recita proprio lo slogan di “Noicontrolemafie”, “Ci sono loro, ma ci siamo anche noi”. Abbiamo capito che la mafia c’è, ma c’è anche la militanza di una intera comunità la cui reazione, insieme a quella delle istituzioni locali, è già cominciata: e questo ci rassicura sul fatto che Brescello, che l’intera provincia di Reggio Emilia ce la faranno, che il muro verrà eretto, che la mafia sarà fermata e sapremo costruire in modo sano il nostro futuro.

Giammaria Manghi
Presidente della Provincia di Reggio Emilia

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Il decreto di scioglimento di Brescello non giunge certo inaspettato. Crediamo che il nostro Governo abbia ben agito, esattamente nel solco tracciato a livello locale che ha portato alle dimissioni del sindaco e al commissariamento del Comune.

A Brescello serviva una iniziativa straordinaria, anche a tutela di chi ha operato al servizio del bene comune con onestà. Lo Stato ha scelto di esserci. Gli ‘ndranghetisti ora sanno che anche qui, davvero, non si scherza.

Le pulizie straordinarie di questo periodo di commissariamento saranno utili al futuro della comunità. C’è bisogno di voltare pagina e di pensare a un progetto nuovo. Innestandolo sulle gambe di chi ha dimostrato consapevolezza del problema e non ha paura di affrontarlo. Noi lo diciamo da subito: vogliamo essere di fianco ai brescellesi onesti per ricostruire, con loro, il futuro. Un futuro pulito e lontano da ombre, dove di nuovo Brescello sia il paese di Don Camillo e Peppone e non di Grande Aracri. Per questo già venerdì abbiamo scelto di far partire in paese la scuola di Legalità. Per questo nel fine settimana partirà la festa di Lentigione promossa dal Pd di Brescello.

Combatteremo la ‘ndrangheta come sappiamo fare: unendo la comunità – che ancora, forse, non si è resa conto – in questa battaglia. Crediamo che quanti in queste settimane pensavano addirittura di ricandidarsi, accusando il PD di avere ordito trame politiche ai danni dell’amministrazione uscente, abbiano adesso modo di riflettere su ben altri problemi. Non è più questione di opinioni.

Andrea Costa
Segretario provinciale PD Reggio Emilia

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Una ferita storica per la nostra comunità e il per il territorio regionale. Così il sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale, Andrea Rossi, ha definito il commissariamento per mafia del Comune di Brescello.
“La notizia dello scioglimento per mafia del Comune in provincia di Reggio Emilia mi rattrista moltissimo, come amministratore regionale e come ex primo cittadino – ha detto Rossi - In primo luogo perché la nostra Regione ha impostato la sua crescita e il suo sviluppo su un insieme di valori importanti, che derivano direttamente dalla Resistenza e dalla Costituente. In secondo luogo, perché la moralità, l’onestà e l’interesse al bene comune sono state, per generazioni, il filo conduttore dell’operato degli amministratori e dei politici che si sono succeduti alla guida di municipi, province e altri enti pubblici”.
“L’inchiesta Aemilia ha restituito una immagine della nostra società inquinata dall’economia criminale di stampo ‘ndranghetista – continua il sottosegretario – Purtroppo non una sorpresa, per i tanti che in questi anni hanno denunciato l’insediamento aggressivo di organizzazioni malavitose sul nostro territorio, come denunciava la relazione della DIA al ministero dell’Interno nel 2008. Ma quella di Brescello è anche l’occasione per continuare a lavorare per l’affermazione di quei principi di legalità e attenzione su cui, da tempo, i tanti amministratori di questo territorio mai toccati da indagini o da avvisi di garanzia stanno insistendo”.
“La Regione ha reso possibile il processo Aemilia nelle strutture del territorio con un impegno finanziario superiore al milione di euro. – ricorda Rossi - Un segnale che non ci facciamo spaventare dalla presenza di persone non gradite, perché disoneste e criminali. Questa Regione, da tempo, è la terra dell’ospitalità e dell’accoglienza: non certo terra in cui le dinamiche mafiose prevalgono nelle relazioni tra individui, che siano esse sociali, politiche e economiche. Oggi abbiamo bisogno di ricompattare il fronte unito di coloro che lottano per respingere chi delinque”.
“Bene ha fatto dunque il Consiglio dei Ministri, sulla base delle informazioni in suo possesso, a prendere questa non facile decisione – conclude Il sottosegretario Rossi - Non è il tempo delle divisioni. E’ il tempo in cui noi emiliano-romagnoli siamo chiamati a sconfiggere un male del nostro tempo come la mafia, tutte le mafie. E’ il tempo di dire, di ribadire ‘mai più’, perché questa sia la prima e ultima volta che un fatto di tale dimensione accada nella nostra terra”.

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“Lo ho detto più volte a muso duro tanto che negli ultimi mesi qualcuno ha pensato bene di paragonarmi a un maiale e poi di ricordarmi che in Calabria, con i maiali, si fanno salsicce. Ma non mi arrendo e lo scioglimento per mafia del comune di Brescello è una grandissima vittoria”.

Così Gabriele Delmonte, vicecapogruppo della Lega Nord in Regione Emilia Romagna interviene duramente commentando il commissariamento del Comune che storicamente fu terreno di scontro tra Peppone e Don Camillo e che ora, purtroppo, è più vicino al Padrino che ai racconti di Guareschi.

“Mi auguro che il Grande Fiume riesca a portare via dalla nostra terra queste schifezze e che il Commissario possa traghettare Brescello alle prossime elezioni in un clima diverso da quello che abbiamo vissuto fino a ieri. In regione ho più volte chiesto interventi decisi ma purtroppo tutto, compresa la nostra proposta di creare una speciale commissione Antimafia, è stato rigettato. La risposta? Sempre la stessa. Ebbene – tuona Delmonte -, oggi non si può più dire che il problema non esiste. Tutti quei consiglieri e quegli esponenti politici di sinistra che hanno preferito girare la testa da un’altra parte per non vedere quello che accadeva devono ammettere che il problema c’è e che non è la Lega una visionaria”.

“Mi auguro adesso – conclude il vicecapogruppo della Lega Nord in via Aldo Moro – che tutti vogliano togliere la testa da sotto la sabbia e mostrando finalmente un po’ di coraggio si possa lavorare insieme per liberare la nostra terra da quel marcio che l’ha tenuta al palo per tutti questi anni. I reggiani hanno detto ‘no’ a questo sistema. E’ ora che anche la politica faccia lo stesso”.

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“Il Ministro Alfano dia ora contezza dettagliata delle ragioni dello scioglimento. Essere informati è un diritto sacrosanto dei cittadini che si apprestano a votare alle imminenti elezioni amministrative locali”.

La senatrice Maria Mussini, vicepresidente del Gruppo misto, commenta così la decisione del Consiglio dei ministri di sciogliere il comune di Brescello per infiltrazioni mafiose, avvenuta dopo tre mesi dall’invio al Ministro dell’Interno della relazione firmata dal Prefetto di Reggio Emilia, Raffaele Ruberto, con i risultati delle indagini svolte dalla commissione di accesso istituita il 10 giugno 2015 e mirate ad accertare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose nel comune della bassa reggiana.

“Questa decisione tardiva, se da un lato fuga il sospetto di insabbiamento, dall’altro conferma l’esistenza di una rete criminale consolidata che ha già trovato un riscontro nel quadro emerso da Aemilia, ma che non si può considerare esaurita nei comportamenti criminosi che fino ad ora sono stati oggetto di rinvio a giudizio in quel processo”.

Secondo Mussini bisogna infatti andare più a fondo e questo sarà il suo impegno dei prossimi mesi: “A partire dagli uffici tecnici di tutti i comuni, occorre monitorare tutti quei comportamenti, quelle relazioni e quei potenziali conflitti di interesse che non si configurano come reato ma che appaiono inopportuni e che potrebbero favorire atti illeciti. Come è possibile, per esempio, che un tecnico comunale ricopra contemporaneamente anche il ruolo di responsabile di un’azienda pubblica e di assessore in un altro comune?”

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Questo argomento contiene 2 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  antitrinarix 1 giorno, 5 ore fa.

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  • #117061 Risposta

    antitrinarix

    ma non erano tutti onesti in Comune?

    E la gremita manifestazione in piazza pro coffraracri? ah già l’aveva organizzata e pagata lui o il suo papy, l’é listess. AH AH AH CUTRELLO IN PROVENGIA DE RECCIE’E’E’E’E’MMIGGHIA.

  • #116975 Risposta

    Sauro

    Chissà che novità….mi sarei stupito del contrario

    Almeno ogni tanto qualcosa di giusto in questo paese succede.

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