Questa mattina, in occasione della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, che si celebra in tutto il mondo il 6 febbraio, nella sala del Tricolore del Municipio di Reggio Emilia è stata presentata la pubblicazione “Riprendermi la libertà. Mutilazioni genitali femminili. L’esperienza di Reggio Emilia”.
Il libro racconta il percorso realizzato dall’Amministrazione comunale, inserito nel contesto più ampio del progetto regionale di sensibilizzazione e informazione per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili, di cui il Comune di Reggio è capofila per il territorio provinciale.
Nel corso degli ultimi anni, tale percorso ha visto la creazione di una rete di soggetti attivi sul territorio nello studio e nella prevenzione di questo fenomeno, che purtroppo ancora oggi interessa diverse donne di origine straniera e, in particolare, quelle provenienti da quei paesi africani dove la pratica delle mutilazioni è più diffusa come Egitto, Burkina Faso e Costa D’Avorio.
Il libro, edito da Fausto Lupetti Editore, è stato presentato dall’assessora alle Pari opportunità Natalia Maramotti e dall’assessora alla Città internazionale Serena Foracchia. L’incontro ha visto inoltre la partecipazione di Roberta Mori, consigliera regionale e presidente della commissione Parità e Diritti delle persone.
“E’ stato importante condividere con vari ambiti della città, da quello sanitario a quella dell’associazionismo e della scuola, il tema della necessità di riconoscere nella pratica delle mutilazioni genitali femminili – ha detto l’assessora Natalia Maramotti - una gravissima violazione del diritto umano all’integrità del proprio corpo, non legittimabile sulla base di alcuna presunta tradizione o cultura. In questo campo, come in altri, la nostra comunità vuole essere presente e forte nella rivendicazione e nella tutela dei diritti umani.”
“Questo percorso – ha detto l’assessore Serena Foracchia - testimonia la volontà del Comune di Reggio Emilia di continuare nell’impegno per l’affermazione internazionale dei diritti umani. Una sfida che parte dall’agire localmente, ma che ha un riverbero internazionale come dimostrato dal coinvolgimento e dall’impegno assunto dalle comunità di cittadini stranieri presenti sul territorio. La collaborazione con queste comunità ci aiuta oggi a comprendere quali ostacoli esistono ancora alla piena affermazione dei diritti delle donne sia a Reggio Emilia che nei paesi di origine, e dimostra la forza della dimensione internazionale presente nella nostra città”.
La presentazione del libro è stata seguita da una tavola rotonda sull’esperienza del Comune di Reggio Emilia con gli autori e le autrici della pubblicazione, coordinati dalla giornalista Faiza Mahri: Andrea Foracchia, Giovanna Fava, Piera Bevolo, Valentina Parotti, Mara Manghi, Maria Cristina Gemmi, Sonia Prandi, Pastore Boltin Kuronakigha Kurudy per la comunità nigeriana.
L’esperienza del Comune di Reggio Emilia – A livello locale, per il Comune di Reggio Emilia, la giornalista Faiza Mahri ha coordinato la rete locale che ha visto l’adesione di diversi servizi che operano nelle istituzioni pubbliche, private, nelle associazioni, nella cooperazione e nel campo sanitario, sociale, educativo e nelle organizzazioni non governative come Unicef, Emergency e Amnesty International.
Il progetto ha visto inoltre il coinvolgimento delle donne e delle comunità provenienti da paesi a rischio mutilazione, come la comunità nigeriana e quella del Burkina Faso.
L’incontro con la comunità nigeriana ha portato a un patto con l’Amministrazione comunale, firmato il 17 aprile 2015 dal pastore Boltin Kurndy in rappresentanza della comunità, per garantire e proteggere i diritti della donna, e per continuare la collaborazione grazie ad azioni di sensibilizzazione, di formazione e d’informazione per permettere alle donne, ai giovani e agli uomini di essere consapevoli dei propri diritti, dei diritti alla salute e alla salute sessuale.
Il Comune di Reggio Emilia ha inoltre sviluppato una serie di iniziative che hanno riguardato tutta la rete dei soggetti coinvolti, organizzando seminari di formazione/informazione rivolti a tutte le persone, operatori e professionisti, operando nell’ambito sanitario, sociale ed educativo. Sono state infine promosse iniziative pubbliche aperte a tutta la cittadinanza, tra cui performance artistiche che hanno visto il coinvolgimento del Teatro dell’Orsa e del Coro Gospel della Comunità nigeriana: cori, letture di storie, di testimonianze e di brani tratti da interviste effettuate a donne nigeriane residenti a Reggio, che hanno subito o conosciuto la mutilazione genitale.
I regolari incontri della rete interdisciplinare hanno permesso non solo una consapevolezza della pratica e delle conseguenze dannose sulla salute della donna e delle giovani figlie, ma sono stati un’occasione, per i soggetti coinvolti, di ripensare la propria realtà professionale adottando misure o iniziative che tengano in considerazione il problema delle mutilazioni genitali. Tra questi, nel caso dei professionisti del settore sanitario, la decisione di prevedere, nella cartella clinica, un codice distintivo per la donna che ha subito la mutilazione che non stigmatizzasse quanto subito, ma in grado di identificarla per darle l’aiuto appropriato.
L’esperienza del Comune di Reggio Emilia è stata raccolta nella pubblicazione ‘Riprendermi la libertà’ a cui hanno partecipato i diversi attori che hanno aderito alla rete. Il progetto grafico e l’illustrazione è a cura di Rohanne Gilioli, studentessa della V Liceo grafico del Bus Pascal ed è stato realizzato nel periodo di stage presso l’ufficio Comunicazione del Comune.
Il percorso regionale - L’esperienza del Comune di Reggio Emilia si inserisce nel percorso più ampio realizzato dalla Regione Emilia-Romagna, finanziato nell’ambito dell’intesa per la prevenzione ed il contrasto delle mutilazioni genitali femminili. Sotto la regia regionale, sono stati attori del progetto otto amministrazioni comunali capoluogo – oltre a Reggio Emilia, sono stati coinvolti i comuni di Bologna, Ferrara, Parma, Piacenza, Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna - e tre reti regionali di associazioni: Intrecci, insieme di associazioni di donne migranti e native dell’Emilia-Romagna, Mier, la rete regionale dei media interculturali, e Together, associazione di secondo livello che riunisce organizzazioni territoriali di giovani di seconda generazione e nativi. Obiettivo del percorso, conclusosi a maggio 2015 dopo 18 mesi di lavoro, è stato creare un sistema di rete regionale di interventi in grado, in ogni suo nodo, di rilevare tempestivamente situazioni di rischio legate alle mutilazioni genitali femminili, di agire immediatamente chiamando in campo tutte le forze attivate dalle azioni programmate, programmare interventi di sensibilizzazione e informazione della popolazione in generale e di formazione degli operatori coinvolti.
Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sono 140 milioni le donne sottoposte nel mondo a mutilazioni genitali femminili, delle quali tre milioni bambine. In Italia sarebbero circa 40 mila donne mutilate, e oltre mille le bambine a rischio. il dato più alto in Europa che conta circa 500 mila casi. Per questo motivo, la Legge 7 del 9 gennaio 2006 ha provveduto a tutelare le donne dalle pratiche di mutilazione genitale, in attuazione degli articoli 2,3 e 32 della Costituzione e di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal programma di azione adottati a Pechino il 15 settembre 1995 nel corso della quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne.
Con l’espressione “mutilazioni genitali femminili” si fa riferimento a tutte le forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni, o ad altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni ritenute culturali o altre ragioni comunque di carattere non terapeutico. Si rilevano vari tipi di mutilazioni genitali femminili e con diversi livelli di gravità, di cui la più radicale è comunemente chiamata infibulazione.






