Passione, creatività, finezza, spiccata sensibilità per i rapporti con il prossimo e un’occhio sempre rivolto a chi nella vita è stato meno fortunato. Sono i tratti che colpiscono chi conosce da anni Maria Cecilia Spallanzani e che oggi hanno portato all’ideazione di una mostra, la sua mostra, “L’incanto è servito. Le tavole vanno in scena” allestita presso Palazzo Sabaddini in via Emilia San Pietro 22 fino all’11 dicembre.
In quella mostra c’è passione, anima e cuore dell’ideatrice.
La realizzazione è avvenuta anche grazie a persone che hanno dato ciascuno un proprio contributo. “Collaboratrice preziosissima che ha contribuito a rendere possibile questa mostra -spiega Maria Cecilia- è Rita Deg’Incerti Tocci, cara amica di mia Mamma Joio. Poi ancora Alessandro Stefanini che ha collaborato con pezzi di arredamento e oggettistica. Paola Sabbadini che ci ha gentilmente messo a disposizione i locali che ospitano la mostra. Poi Giulio Neviani, Giancarlo
Vicenzi, Stefano de Pietri, il tè e la rosa, Hydroplants, Nontiscordardimé, Sisto Parmeggiani,Tecton, Arta”.
Proprio oggi la mostra ha ricevuto la visita del famoso chef Bruno Barbieri (nella foto con Maria Cecilia).
Il ricavato sarà devoluto alla Casa della Carità di San Girolamo “Piccole gocce, ma le gocce tutte insieme formano il mare” dice Maria Cecilia. ReggioNelWeb l’ha intervistata.
Maria Cecilia, una mostra sulle tavole imbandite è un’idea molto originale. Come nasce?
Le tavole, e quanto vi viene servito, sono da sempre la mia passione. Quale Fornella, l’amore per il cibo e la condivisione nel prepararlo non ha fatto altro che contribuire ad aumentare la mia attenzione per la tavola. Amore per il cibo che mi è stata tramandata da mia nonna Marta prima e da mia Mamma Mariavittoria dopo. Ritengo che il momento del convivio sia un momento prezioso da tramandare ai nostri figli, deve essere un modo per prendersi cura di sé e dei propri spazi. Ogni senso deve essere appagato a mio parere: “l’occhio vuole la sua parte” … e da qui l’altra mia grande passione, l’allestimento della tavola che richiama stati d’animo, emozioni e cura dei dettagli per un elogio alla famiglia, al cibo e agli amici.
Che tipo di tavole vengono rappresentate?
Le protagoniste della mostra sono sette tavole imbandite.
In ogni stanza è stata allestita una tavola a “tema”: nella prima sala, è il pranzo di caccia dal nome “Aggiungi un bosco a tavola”, dove ho cercato di ricreare la suggestione di un bosco incantato; la tavola venatoria è impreziosita da trofei, vasi e posateria antica.
Si prosegue con la sala “Natale nell’aria” che suggerisce in anteprima l’atmosfera carica di attesa del periodo più magico dell’anno.
Una terza sala invita il pubblico alla tavola del the e a quella forse più romantica delle “Ballerine” sui caldi toni del rosa, dedicata a mia figlia Marta, in cui tutti torneranno un po’ bambini.
Nella quarta stanza parte di un’importante collezione Chippendale e posate d’argento caratterizzano la tavola delle trasparenze, accostata ai toni più austeri del bianco e del nero nell’angolo delle silhouettes.
Il percorso si chiude con le suggestioni d’Oriente nella sala che ospita il tavolo adorno di vasi, arredi e stoviglie sui colori del blu, in cui il visitatore viene immerso nell’affascinante mondo orientale con i suoi sapori, profumi e colori.
Quali sono le ragioni alla base della scelta di ogni tavola?
A dire il vero non ci sono ragioni particolari, o meglio, quando apparecchio una tavola sono ispirata da più fattori che alla fine condizionano il tema, in primis il mio stato d’animo, poi i commensali, il cibo e soprattutto ciò che vorrei trasmettere ai miei ospiti. Mi è capitato non di rado di cambiare più volte tovaglia, soprammobili, stoviglie prima di essere soddisfatta del risultato finale e Rita degl’Incerti Tocci, grande amica che ha collaborato in modo unico alla realizzazione di questo evento, può confermare!
E’ possibile realmente oggi, con la crisi che incombe, imbandire tavole a tema quando si organizzano cene?
Il gusto e l’eleganza non hanno il portafogli, credo che chiunque nel proprio quotidiano abbia oggetti, ricordi o sensazioni da voler condividere, da qua nasce l’idea. Ho fatto tavole con libri, fotografie, nastri, palle di Natale, zuppiere vuote o grappoli di uva e foglie, tutte cose che possono essere facilmente presenti nelle case di chiunque. Credo che come in tutte le cose, il far uscire un pezzetto di noi contribuisca a rendere più speciale e unico ciò che si fa.
Specialmente nella cultura italiana il condividere in compagnia un pranzo o una cena ha da sempre un significato particolare: relazioni, amicizia, compagnia, cultura, famiglia.
Direi che questo sia in un certo senso ciò che sta alla base di questa mia grande passione. Intorno al tavolo si condividono racconti, storie, intimità gioie e anche i dolori. Sentimenti tutti che se condivisi hanno la capacità di enfatizzarsi e di rendere più sopportabili le tribolazioni di ciascuno. Se poi il tutto è accompagnato in una bella cornice, bè la ricetta allora è riuscita!
La mostra ha finalità solidale, cosa che è nel dna della tua famiglia, a partire da tua mamma che ha sempre avuto un occhio particolare per i bisognosi.
Sì, proprio in questi giorni tra l’altro si festeggiano i 50 anni della Mensa del Vescovo, che ha visto fin dalla fondazione le donne della mia famiglia impegnate in questa importante realtà.
Il ricavato della mia mostra sarà devoluto alla Casa della Carità di San Girolamo, sono piccole gocce, ma le gocce tutte insieme formano il mare.
Marina Bortolani
@reggionelweb
(nella foto principale Maria Cecilia -a sinistra- con la sorella Picci davanti a una tavola imbandita della mostra. Nelle fotogallery alcune immagini delle altre tavole)



















