13 Dicembre 1294: l’eremita Pietro da Morrone rinuncia al soglio pontificio
Pietro Angelari da Morrone fu scelto come papa col nome di Celestino V nel Luglio del 1294 all’Aquila, succedendo a Niccolò IV dopo un conclave che durò ben 27 mesi. Ad appoggiare il nuovo papa vi erano gli Angioini che non vedevano in lui un ostacolo all’estensione del proprio potere nell’Italia meridionale.
Estraneo agli intrighi della corte pontificia, Pietro da Morrone si presentava come un uomo semplice, un eremita che aveva fondato la congregazione di S. Damiano. Si rivelò sostanzialmente un idealista non interessato al potere e, incapace di avviare un rinnovamento spirituale della curia pontificia e allo stesso tempo di amministrarla, a poco meno di sei mesi dalla sua elezione al pontificato decise di abdicare. Poco dopo fu fatto rinchiudere dal suo successore, Bonifacio VIII, nel castello di Fumone dove morirà due anni più tardi.
Nell’Inferno della Divina Commedia è probabile che Dante si riferisse a Pietro da Morrone quando dice di aver intravisto l’ombra di “colui che fece per viltade il gran rifiuto”, giudizio negativo dettato probabilmente da risvolti personali – la sua abdicazione aprì la via a Bonifacio VIII che avrebbe avuto una ruolo nel determinare le disgrazie di Dante e la perdita delle sue proprietà a Firenze.






