Mercoledì 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Reggio Emilia affronta questo momento con una serie di iniziative volte a sensibilizzare e ad approfondire le diverse sfaccettature della tematica, tra cui lo spettacolo ‘A come Srebrenica’ in programma questa sera alle ore 21 al Teatro Cavallerizza e l’incontro pubblico ‘Dire no alla violenza riguarda tutti. Soggetti diversi responsabilità condivise’, che si svolge giovedì 26 novembre al Centro internazionale Malaguzzi.
Le iniziative sono frutto del lavoro di collaborazione svolto dal Tavolo interistituzionale di contrasto alla violenza sulle donne di Reggio Emilia, nato nel 2006 su proposta del Comune, cui aderiscono tutte le Istituzioni che, nell’ambito delle loro competenze, affrontano il tema della violenza: Prefettura, Tribunale, Procura della Repubblica, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Azienda sanitaria locale, Azienda ospedaliera Santa Maria Nuova, Ufficio scolastico provinciale, Ordine degli avvocati di Reggio Emilia, Associazione Nondasola, Forum donne giuriste, Provincia di Reggio Emilia, Consigliera di parità provinciale di Reggio Emilia. Istituzioni che, nel giugno 2007, hanno firmato un primo Protocollo d’intenti e nel giugno 2008 un Protocollo operativo, rivisitato nel 2011, per coordinare le rispettive competenze, con l’obiettivo di facilitare e rendere più efficace il percorso delle donne dopo l’emergere della violenza subita.
Prevenzione e informazione sono due dei temi sui quali si è focalizzato il lavoro del Tavolo nell’ultimo anno, grazie a un coordinamento che ha cercato di definire ulteriormente non solo un sistema di intervento per permettere alle donne di chiedere aiuto in maniera sicura e tutelata, ma agendo anche a livello di cultura.
La data del 25 novembre come Giornata internazionale fu scelta in ricordo del brutale assassinio, nel 1960, delle sorelle Mirabal, tre rivoluzionarie che constrastarono il regime dittatoriale di Rafael Leonidas Trujillo, nella Repubblica Dominicana.
HANNO DETTO – Durante la conferenza stampa di mercoledì 25 novembre, dove si sono riuniti alcuni rappresentanti del Tavolo interistituzionale contro la violenza sulle donne, Natalia Maramotti, assessora alle Pari opportunità, ha presentato le iniziative di sensibilizzazione della città e l’importante lavoro di collaborazione congiunta tra tutte le istituzioni. “Il Comune di Reggio Emilia – dice la Maramotti - rafforza la sua volontà di investire sulle tematiche della violenza di genere, con l’attenzione che da sempre dimostra sul tema dei diritti umani. La violenza delle donne, oltre alla gravità in sé e ai danni psicologici e fisici della vittima, comporta anche dei ‘costi’ economici e sociali da non sottovalutare, sia rispetto alle relazioni familiari e amicali che ha intorno, sia rispetto, per esempio, alla Sanità nazionale”.
Sono intervenuti durante la conferenza stampa Carmen Marini, presidente associazione Nondasola; Alessandro Panichi, dirigente della Divisione anticrimine della Questura di Reggio Emilia; Maria Stella D’Andrea, medico legale Ausl Reggio Emilia; Giovanna Fava, avvocata del Forum delle Donne giuriste; Antonella Cestaro, dell’Ufficio scolastico provinciale; Raffaella Pellini, dell’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia e Maria Mondelli, consigliera di Parità della Provincia di Reggio Emilia.
I DATI NAZIONALI SULLA VIOLENZA – In base ai dati emersi dall’ultima ricerca Istat, presenta il 5 giugno 2015, in Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nel corso della propria vita ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, senza alcuna differenza tra donne di provenienza italiana o migrante.
Sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito violenza, ovvero il 31%: a commettere i reati più gravi sono i partner attuali o gli ex. 3 milioni 466 mila di donne (16,1%) hanno subito stalking nel corso della vita: di queste, un milione 524 mila lo ha subito dall’ex partner. Nell’11,8% dei casi, le donne hanno subito violenze dal partner anche quando erano in gravidanza. Per la prima volta, l’indagine ha analizzato la questione relativa alle donne con problemi di salute o disabilità: sono circa il 36% le donne che hanno subito o sono a rischio violenze fisiche o sessuali.
Dall’indagine emerge una maggiore consapevolezza delle donne nel riconoscere e reagire ai maltrattamenti, chiamandoli reati (si è passati dal 14,3 % del 2006 al 29,6% attuale). Aumentano le denunce (11,8%, quasi il doppio rispetto al passato).
C’è meno vergogna a parlare della violenza e a chiedere aiuto ai servizi pubblici e specializzati, come i centri antiviolenza. Più di 20 mila sono state le telefonate ricevute , dall’inizio dell’anno a settembre, dal 1522, il numero del Servizio antiviolenza e stalking.
È infine in diminuzione la violenza tra le giovani donne, soprattutto quando non si esplicita in una forma particolarmente grave. Questo può far pensare che qualcosa nelle nuove generazioni stia cambiando, non solo rispetto a genere femminile ma anche rispetto al maschile e che il modello di relazione tra loro si stia bilanciando e dialoghi anche nella gestione dei conflitti con metodi non violenti.
LA SITUAZIONE LOCALE – Le variabili età, appartenenza sociale e livello di istruzione non sono determinanti nella caratterizzazione delle vittime di violenza: a essere maggiormente colpite, tuttavia, sono le donne nella fascia d’età compresa tra 18 e 50 anni.
Nel corso del 2014 e fino al 30 giugno 2015 sono state 595 le donne accolte da Nondasola all’interno della struttura protetta, per lo più italiane: 375 nel 2014 e 220 nel primo semestre del 2015.
Nella tipologia di reati di cui le donne sono vittime, la maggioranza sono di tipo fisico e psicologico. Numerose anche le violenze di tipo economico. Le violenze di tipo sessuale sono state 57 nel 2014, mentre 42 nel primo semestre 2015.
A compiere gli atti di violenza sono per lo più persone interne alla cerchia familiare, in particolare coniugi, conviventi e fidanzati o ex partner, oppure amici, colleghi e conoscenti. Nel 2014 soltanto in sei casi l’autore della violenza era un estraneo o sconosciuto, mentre nel primo semestre del 2015 due soli casi.
Aumentano le donne che già sono in contatto con i Servizi sociali o si sono recate al centro antiviolenza. Per quanto riguarda i Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia, nel 2014 sono stati segnalati 14 contatti (8 nel primo semestre 2015), per lo più di donne di nazionalità straniera. A rivolgersi ai Poli del Servizio sociale sono state donne vittime di violenza fisica e vittime di violenza psicologica. Nel primo semestre del 2015 è stato inoltre segnalato un caso di violenza sessuale. Colpevoli della violenza sono stati, anche in questo caso per lo più coniugi, conviventi o ex partner.
In linea con quanto evidenziato dall’indagine Istat, anche a Reggio Emilia è emersa una maggiore consapevolezza delle donne nel riconoscere la violenza e nel denunciarla. Grazie all’opera di sensibilizzazione e informazione, c’è meno vergogna a parlarne con qualcuno e nel chiedere aiuto ai servizi pubblici e specializzati, come i centri antiviolenza .
Essenziale è stata l’opera di informazione verso le donne in merito alla fase ‘post denuncia’, per sfatare i pregiudizi e far sì che il fenomeno della violenza emerga in modo sempre più consapevole. In particolare, all’interno del Tavolo interistituzionale, si è discusso dell’emergenza abitativa e lavorativa e sono stati attivati alcuni progetti sperimentali per sostenere le donne vittima di violenza nel raggiungimento di una propria autonomia abitativa e lavorativa. Si è infatti cercato di creare e mantenere sul territorio, in maniera sistemica, servizi capaci di rispondere adeguatamente e fornire risorse adeguate, in modo da avere sempre più “antenne” capaci di leggere i segnali. Grazie alla Ausl, si è lavorato sul rapporto con gli insegnanti, i pediatri ed i medici di famiglia per fornire a questi professionisti “occhiali” di rilevazione e le informazioni dei possibili percorsi da far conoscere e attivare, rispetto all’emersione del fenomeno.
Permangono ancora alcune difficoltà a collocare in luoghi protetti le donne vittime di violenza nelle ore notturne, nei giorni prefestivi e festivi, in modo da far fronte in maniera omogenea alla domanda: secondo i dati di Nondasola, sono state 31 le donne che si sono rivolte alla Casa delle donne in situazione di emergenza nel primo semestre 2015, 35 nel corso del 2014.
Altro tema importante su cui il Tavolo ha iniziato a riflettere nel 2014 è stato infine quello legato al fenomeno della ritrattazione, da parte delle donne che hanno subito violenza, nella fase del dibattimento, alla fatica emotiva e non solo di sostenere, nel tempo, la decisione assunta di denunciare il maltrattante. Diverse sono le ipotesi su cui si è iniziato a lavorare, a partire dalla ricerca del “sistema rete” che si muove dietro ogni singola donna che denuncia, relativo al quadro familiare o sociale in cui essa vive.
Nel 2014 è cresciuto il numero di studenti coinvolti nella prevenzione della violenza. Sono infatti 11.225 le ragazze e i ragazzi coinvolti grazie all’attività svolta dall’associazione Nondasola, per rafforzare la cultura dei diritti e il valore dell’alterità, contrastare forme di comunicazione violenta nell’ambito della relazione e promuovere una cultura di prevenzione in ragazze e ragazzi nei confronti della violenza contro le donne. Alla data del dicembre 2014 sono 446 i progetti presentati su questi ambiti.
ULTERIORI AZIONI – Questo anno di lavoro si è contraddistinto per la promozione di politiche attive contro la violenza, dove per “attive” si intende la programmazione di azioni e misure in cui collocare servizi e progetti, in un quadro nazionale e regionale di intervento, oltre che per azioni di sensibilizzazione sul tema della violenza.
È infatti iniziato il percorso per la modifica dello Statuto comunale, per dare al Comune la possibilità di costituirsi come parte civile nei processi, a testimonianza di un impegno crescente nel contrastare il fenomeno della violenza sulle donne. È inoltre in fase di pubblicazione il materiale prodotto negli incontri riferiti al progetto sulle mutilazioni genitali femminili, progetto regionale a cui hanno partecipato anche rappresentanti del Tavolo interistituzionale in qualità di relatori.
Il 28 maggio 2015, inoltre, i rappresentanti del Tavolo antiviolenza hanno partecipato alla presentazione, promossa da Soroptimist, di una “app” per smartphone e tablet per creare una rete di sicurezza e facilitare le denunce di atti di violenza subiti dalle donne. Si tratta di Shaw (Soroptimist Help Application Women).
Nel corso dell’anno sono stati infine firmati diversi Protocolli tra Tribunale, Ordine degli avvocati, Servizi sociali per interventi di accompagnamento a famiglie coinvolte in vicende separative giudiziali. Un tema che si affianca a quello della violenza alle donne, è infatti la violenza in famiglia. Tale violenza può scoppiare all’improvviso con un elevato tasso di pericolosità – sia dal punto di vista fisico che psicologico - e può perdurare nel tempo. Le istituzioni, a Reggio Emilia, hanno fatto il possibile per dirimere queste conflittualità, mettendosi intorno ad un tavolo e delineando ciascuna i propri ruoli e competenze, ed al fine di mettersi al servizio delle famiglie e dei coniugi in conflitto, con un occhio particolare verso i minori, per cercare di contenere il disagio familiare. Ne è nato un protocollo che è stato sottoscritto dal Tribunale di Reggio Emilia, dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia (con la stretta collaborazione delle Associazioni maggiormente rappresentative in materia di diritto di famiglia), dagli assistenti sociali e dai mediatori, rappresentati dai Comuni della provincia.
LO SPETTACOLO – Nell’opera di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne rientra lo spettacolo in programma mercoledì 25 novembre, alle ore 21 al Teatro Cavallerizza, “A come Srebrenica”, un monologo teatrale della regista e autrice Roberta Biagiarelli sul genocidio che nell’estate del 1995 sconvolse la cittadina bosniaca. Il monologo, che viene ripresentato nel ventennale dalla fine della guerra, racconta il dramma delle persone, e delle donne, che vissero quei tragici giorni: nel luglio del 1995 l’armata serbo bosniaca attacca la Zona protetta di Srebrenica ed entra nel territorio. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi e il massacro di 9.000 civili. Un’attrice sola sul palco, per più di un’ora, diventa narratrice e protagonista di una storia difficile da raccontare. Con questo spettacolo si cerca di dare una voce agli eventi e di raccontare le tante cose dette e taciute, in occasione del 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza alle donne.
IL CONVEGNO – Domani, giovedì 26 novembre 2015 dalle ore 20.30 alle ore 23.30, al Centro internazionale Loris Malaguzzi si svolge un incontro pubblico di restituzione dei risultati del percorso partecipato sulla violenza di genere. ‘Dire no alla violenza riguarda tutti. Soggetti diversi responsabilità condivise’ è il titolo del convegno, che farà il punto sul fenomeno e dare risposte a tutte le sollecitazioni raccolte durante il percorso di partecipazione.
Alla tavola rotonda, condotta dalla giornalista Stefania Bondavalli, partecipano l’assessora alle Pari opportunità del Comune di Reggio Emilia Natalia Maramotti; Mariarita Pantani, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia; Alessandra Campani dell’associazione Nondasola; Germana Corradini ed Elisa Guerra dei Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia; Giovanna Fava avvocata del Forum donne; Alessandro Panichi della Divisione anticrimine della Questura di Reggio Emilia; Maria Stella D’Andrea medico legale Ausl Reggio Emilia; Roberta Mineo dell’Università degli studi di Modena e Reggio; Monica Dotti del Centro Ldv Ausl di Modena, e due studentesse dell’istituto superiore liceale “Matilde di Canossa”, Aurora Spaggiari e Martina Pani, che hanno seguito il macro progetto “Giullarescenti” promosso dal professor Stefano Aicardi.
VIOLENZA SULLE DONNE A REGGIO EMILIA - I DATI
Procura della Repubblica (dati aggiornati a ottobre 2015)
Nel 2014: 122 casi di atti persecutori - stalking; 71 casi di violenza sessuale; 203 casi di maltrattamenti in famiglia.
Da gennaio a ottobre 2015: 69 casi di atti persecutori - stalking; 64 casi di violenza sessuale; 167 casi di maltrattamenti in famiglia.
Questura di Reggio Emilia
Nel 2014: 24 casi di maltrattamenti familiari; 8 casi di violenza sessuale e 19 casi di stalking. A essere vittime di reati sono state 17 donne di nazionalità italiana e 13 di nazionalità straniera. Sono state 45 le istanze presentate, 14 gli ammonimenti e 3 le denunce per recidiva. Sono state 3 le ordinanze di custodia cautelare emesse nell’anno.
Nel 2015: sono 26 i maltrattamenti nel primo semestre 2015, i casi di violenza sessuale 9, i casi di stalking 4.
Associazione Nondasola (dati aggiornati al 30 ottobre 2015)
Nel 2014, sono state 375 le donne accolte, di cui 215 italiane e 160 originarie di altri Paesi. Nel primo semestre 2015 sono state invece 220.
Nel 2014 sono stati registrati 336 casi di violenza psicologica; 57 di violenza sessuale; 163 di violenza economica; 255 di violenza fisica. Nel primo semestre del 2015, sono stati invece registrati 204 casi di violenza psicologica, 159 di violenza fisica, 108 di violenza economica e 42 di violenza sessuale. Dal 1997 al 31 ottobre 2014, l’associazione Nondasola ha accolto 4.468 donne, ne ha ospitate 168 e ha ospitato 166 figli.
A compiere gli atti di violenza sono per lo più persone interne alla cerchia familiare. Nel 2014 i colpevoli di reati sono stati in particolare coniugi, conviventi e fidanzati, amanti o ex partner (314), familiari (24), amici e conoscenti (8) e colleghi (3). Solo 3 sono stati gli sconosciuti. Nel primo semestre 2015, invece, a compiere le violenze sono stati coniugi, conviventi e fidanzati, amanti o ex partner (188), familiari (14), amici e conoscenti (3) e colleghi (1). In un solo caso l’autore delle violenze era sconosciuto.
Pronto soccorso di Reggio Emilia – Arcispedale Santa Maria Nuova (dati al 30 giugno 2015)
Anno 2014: 367 le donne vittime di violenza assistite. Le italiane sono state 196, le provenienti da altri Paesi 171. Tipologia della violenza: multipla in 342 casi; sessuale 17; psicologica 8. Autore della violenza: amico o conoscente in 116 casi; coniuge, convivente, fidanzato, ex partner, familiare in 154 casi; estraneo o sconosciuto in 41 casi; in due casi il datore di lavoro e, in due casi, un collega.
Primo semestre 2015: 155 le donne vittime di violenza assistite. Le italiane sono state 84 e 71 quelle provenienti da altri Paesi. Tipologia della violenza: multipla in 131 casi; sessuale in 14 casi ; psicologica in 6 casi; fisica in 4. Autore della violenza: amico o conoscente in 64 casi; coniuge, convivente, fidanzato, ex partner, familiare nel 74 dei casi; estraneo o sconosciuto in 14 casi; in un caso il datore di lavoro e in un caso il collega.
Poli territoriali dei Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia (dati al 30 giugno 2015)
Nel 2014, i contatti per violenza sulle donne sono stati 13, tre da parte di donne di nazionalità italiana e 10 da cittadine di origine straniera. Nel primo semestre 2015 sono state invece 8, tre italiane e cinque di nazionalità straniera.
Nel 2014 sono stati segnalati 14 contatti (8 nel primo semestre 2015), per lo più di donne di nazionalità straniera (3 italiane contro 10 straniere nel 2014, tre italiane contro cinque straniere nel 2015). A rivolgersi ai Poli del Servizio sociale sono state donne vittime di violenza fisica (6 casi nel 2014, 1 nel 2015) e vittime di violenza psicologica (7 donne nel 2014 contro le 6 del 2015). Nel primo semestre del 2015 è stato inoltre segnalato un caso di violenza sessuale. Autori della violenza sono stati anche i questo caso perlopiù coniugi, conviventi o ex partner.
Consultorio familiare: nel 2014, sono stati seguiti 11 casi di violenza, di cui 6 su donne italiane. Gli autori sono stati per lo più partner, coniugi o padri (violenza intrafamiliare). La maggioranza delle donne non ha sporto denuncia; spesso le vittime hanno contattato il Pronto soccorso o Servizi sociali.
Tribunale di Reggio Emilia – Ricorsi aventi come oggetto misure di protezione contro abusi familiari
- 10 nel 2014.
- 14 nel primo semestre 2015.
Arma dei carabinieri
Nel 2014: 1.800 casi di violenza segnalati, 29 arresti per stalking.
Ordine degli avvocati: le richieste di gratuito patrocinio per separazioni giudiziali, costituiscono la parte più numerosa delle richieste di gratuito patrocinio nelle cause di diritto di famiglia.
Ricorsi per separazione personale dei coniugi: 98 casi nel 2014 e 19 quelle consensuali. Nel primo semestre del 2015 sono 54 le richieste di patrocinio a spese dello Stato per separazioni, di cui 39 sono separazioni giudiziali e solo 15 consensuali.
I divorzi sono stati 49 nel 2014 (in 8 casi il divorzio è stato congiunto); nel 2015, fino a settembre, sono invece 30 le richieste di patrocinio a spese dello Stato di cui 7 casi di divorzio contenzioso e 2 casi di divorzio congiunto.
Le richieste di patrocinio gratuito per cause di mantenimento dell’assegno sono state 20 nel 2014 e 19 nel primo semestre 2015. Nel 2014 sono state 32 le richieste di rimborso spese per azioni di esecuzione a causa dell’inadempimento obblighi alimentari, 39 è il numero di richieste nel primo semestre 2015.
Ordini di protezione: nel 2014 le richieste di gratuito patrocinio per ordini di protezione sono state 3; due nel primo semestre del 2015. I casi di richiesta di gratuito patrocinio per ordini di protezione furono 3 nel 2013, 5 nel 2012, 6 nel 2011. Il dato significativo è che le richieste sono sempre in quantità contenuta e in diminuzione.
Provvedimenti per affidamento e mantenimento di figli minori nati fuori dal matrimonio: si tratta di “nuove” competenze che dal Tribunale dei Minorenni, sono state trasferite al Tribunale ordinario. Dal gennaio al settembre 2015 sono state 19 le richieste di patrocinio a spese dello Stato per questa competenza, così come nel 2014.






