Si sente parlare quasi tutti i giorni di una parola non conosciuta nel modo giusto, cioè: il fenomeno del digital divide, che evidenzia da sempre una grave disuguaglianza nell’accesso e nell’uso delle tecnologie, mettendo in risalto la frattura che si frappone tra la parte della popolazione in grado di utilizzare queste tecnologie e la parte della popolazione che ne rimane esclusa, configurandosi una grave discriminazione per l’uguaglianza dei diritti esercitabili online con l’avvento della società digitale.
Tra le categorie più minacciate dall’esclusione digitale ci sono i soggetti anziani (cd. “digital divide intergenerazionale”), le donne non occupate o in particolari condizioni (cd. “digital divide di genere”), gli immigrati (cd. “digital divide linguistico-culturale”), le persone con disabilità, le persone detenute e in generale coloro che, essendo in possesso di bassi livelli di scolarizzazione e di istruzione, non sono in grado di utilizzare gli strumenti informatici. Ed ecco perché oggi il digital-divide, lo chiamano un fenomeno socio-politico-culturale molto vasto.
A partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, comincia a diffondersi la tesi secondo cui il mancato utilizzo di Internet possa dare luogo a una nuova forma di disuguaglianza sociale che si manifesta nel gap esistente fra gli information haves e gli havenots e che, pertanto, richiede l’elaborazione di specifiche politiche pubbliche volte a garantire effettive condizioni di accesso ad Internet.
Ma tutta questa ‘invasione’ di tecnologie informatiche dove hanno portato l’intera umanità? C’è stato un’emancipazione spietata e una regressione per cosi dirlo da parte dei più deboli. Alla fine, la disuguaglianza si è sentita alla grande. Ma soprattutto in famiglia, il digital nella famiglia di oggi ha portato e tolto nello stesso tempo tanto. Ad oggi, tantissime famiglie ammettono di essere schiavi di questa evasione tecnologica, si parla sempre di numeri e portali invece di reali problematiche famigliari. Un fenomeno di forte preoccupazione in forte crescita, molto osservato anche da Feder Consumatori, in cui riconosce come cosi tanta emancipazione in realtà a portato in un certo senso una ‘regressione’ nella comunicazione di tutti giorni.
Fenomeno da conoscere, studiare, analizzare a fondo perché ne vale il nostro futuro, il futuro dei nostri figli.
Daniela Aliu






