Anche la Giunta ora ammette ufficialmente che è possibile una catastrofe per il Comune a causa dei debiti con le banche
Siamo sicuri che la maggior parte dei Correggesi ricorda ancora la vicenda En.Cor, ma a chi volesse fare un ripassino consigliamo di andarsi a vedere il nostro sito (www.vialanebbia.it).
Nel marzo 2014, in un comunicato indirizzato ai candidati Sindaci, avevamo scritto:
“E’ certo che il Comune si ritroverà ad affrontare una causa legale lunga, dispendiosa e di esito incerto fino alla sua conclusione. Questo comporta che chi amministrerà Correggio dovrà prevedere a Bilancio l’accantonamento di cifre importanti per poter far fronte ad eventuali condanne”.
E infatti, ecco che dopo due anni di silenzio quasi totale, l’incubo En.Cor torna a materializzarsi. La novità è che ora avviene attraverso documenti ufficiali.
Lo scorso 5 aprile, la Giunta Comunale ha approvato lo “Schema del Bilancio di previsione finanziaria 2016-2018 e della nota integrativa” che verranno sottoposti prossimamente al Consiglio Comunale.
Sia la Delibera che la Nota contengono importanti novità sulla vicenda En.Cor: per la prima volta il Comune prende ufficialmente atto delle possibili devastanti conseguenze della vertenza avviata dalle Banche nei suoi confronti.
Com’è noto, fra febbraio e aprile 2014, le tre Banche (San Felice 1893 Banca Popolare, Banco Popolare e Banca Nazionale del Lavoro) che avevano concesso prestiti a En.Cor dietro lettere di patronage emesse dal Comune citarono in giudizio quest’ultimo per riavere i loro soldi, per un totale di € 29.280.055,02.
Su consiglio dei propri avvocati (a proposito, quanto ci è già costata la tutela legale a cui necessariamente il Comune ha dovuto ricorrere?) e di un parere chiesto all’ANCI, la Giunta ha deciso adesso di correre ai ripari.
La risposta dell’ANCI, datata 29-3-2016, sostiene infatti che “si può, al momento, ragionevolmente classificare la perdita come ‘possibile’. Si raccomanda comunque all’ente, stante l’entità del contenzioso, di tenere a disposizione il patrimonio cedibile come ‘attività potenziale’ da realizzare in caso di soccombenza e di impegnare nel frattempo solo le spese indispensabili per il funzionamento e quelle necessarie a evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi”.
Cosa ha fatto a questo punto la Giunta?
Nella citata “Nota integrativa al bilancio 2016/18” si legge che, accogliendo la raccomandazione dell’ANCI, sia il bilancio del Comune che quello dell’ISECS “saranno soggetti ad una rivisitazione completa”. Cosa significa? Che verrà tagliato tutto quello che non è strettamente indispensabile e necessario? Lo capiremo presto, ma l’aria sembra tirare più verso la riduzione che l’espansione di servizi e prestazioni.
Intanto, “prudenzialmente, il Comune di Correggio, in sede di approvazione del rendiconto consuntivo 2013, ha già proceduto a vincolare l’avanzo di amministrazione per € 810.387,50 a copertura delle cause giudiziarie in corso. In sede di predisposizione del bilancio di previsione armonizzato 2016-2018 … l’Amministrazione ha provveduto ad integrare la quota vincolata portandola ad € 1.679.948,66 a copertura di passività potenziali.”
Questo significa che 1.679.948,66 euro che da subito potrebbero essere spesi per servizi e attività del Comune (e quanto ce ne sarebbe bisogno!), “prudenzialmente” verranno tenuti in saccoccia.
Ma non basta. Sempre nella Nota già citata, si legge che: l’Amministrazione ha provveduto ad una valutazione del proprio patrimonio disponibile per prevedere l’ammontare di possibili dismissioni di beni immobili e partecipazioni societarie”.
Così è stata redatta una lista di “beni immobili di proprietà comunale non utilizzati per l’erogazione di servizi essenziali” e che quindi all’occorrenza potrebbero essere venduti.
L’elenco comprende 16 immobili (fra cui: il Centro Arcobaleno, la sala polivalente dell’Espansione sud, le sedi delle associazioni di via Vittorio Veneto e di via Ardione, una parte della Casa nel parco, la sede ISECS, il Circolo tennis, la sede della CRI e dell’Avis) e 4 terreni; per un totale valutato in 16.407.280 euro.
La Nota contiene anche la valutazione delle partecipazioni in altre Società possedute dal nostro Comune e che potrebbero, al bisogno, essere alienate; la somma totale ammonta a 8.551.798,85 euro (per 9/10 costituiti dalla quota di IREN Emilia s.p.a posseduta da Correggio).
Così adesso possiamo farci un’idea concreta di cosa ci costerebbe la “possibile” perdita delle cause con le tre Banche. Ne uscirebbe una comunità più che impoverita, schiantata per chissà quanto tempo. Fra l’altro il totale delle tre operazioni precedentemente descritte ammonta a 26.639.027,51 euro; mancherebbero quindi ancora 2.600.000 euro per far fronte a quanto complessivamente rivendicato dalle tre Banche.
Senza contare i valori (in denaro e terreni) che il Comune ha già perduto quando En.Cor era di sua proprietà: secondo i nostri calcoli più di 5 milioni di euro.
Naturalmente nella Nota la Giunta non fa riferimento a questo tutt’altro che secondario aspetto, ma sarebbe finalmente ora che fornisse la sua versione ufficiale.
Anche perché l’ultima disponibile è quella fornita dall’allora Sindaco Iotti: “En.Cor: i cittadini non hanno speso nulla” (11 agosto 2013 – Comunicato pubblicato sul sito del PD Correggio). Anche l’attuale Sindaco la pensa così?
Intendiamoci, non critichiamo quanto la Giunta sta facendo sul piano legale e finanziario per difendere il Comune dalle possibili conseguenze di un esito avverso delle cause con le Banche. Ci sembra anzi doveroso.
Pensiamo però che sia altrettanto doveroso informare e confrontarsi con la città. Non solo con i Consiglieri comunali, ma con i cittadini, che non sono “minori” da tutelare sottacendo le verità spiacevoli. Anche perché, evitando questo passaggio, verrebbe il sospetto che da parte del partito di maggioranza si voglia continuare ad evitare la grande questione delle responsabilità di questa tragica situazione.
Ci sembra ancora di grande attualità una riflessione onesta e rigorosa su come un tale disastro sia potuto accadere nella nostra città e su cosa occorra fare affinchè non si ripeta un caso analogo in futuro.
Finora il PD non ha mai ammesso nessuna responsabilità, scaricando tutto sull’ex sindaco Iotti. Troppo comodo per chi allora come oggi amministrava Correggio, pur con persone in gran parte diverse. Sia prima che dopo il fallimento di En.Cor si è dimostrato reticente ed elusivo sui fatti e sprezzante verso l’attività di controinformazione e di denuncia svolta da Via la Nebbia con l’appoggio di molti cittadini; sperando forse che il tempo favorisse l’oblio su questa tragica vicenda; ma, come si sa, i misfatti “anonimi” prima o poi tornano a galla.
Speriamo anche che si diano una mossa i/le consiglieri/e di minoranza che alle elezioni del 2014 avevano promesso ogni sforzo per ottenere trasparenza e verità pubbliche e che in questi due anni si sono invece accontentati/e che di En.Cor si parlasse solo in qualche commissione consiliare secretata.
Come Comitato Via la Nebbia continueremo a seguire l’evolvere di questa vicenda.
Speriamo con tutto il cuore – anche perché non siamo autolesionisti - che alla fine le ragioni del Comune prevalgano; ma poiché ci riteniamo - come tutti i nostri concittadini – “soci” di questa Comunità, continueremo a difendere il diritto dei correggesi di essere informati adeguatamente e di poter dire la propria opinione in corso d’opera, non alla fine.
Comitato Via la Nebbia - Correggio







