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La Lega Nord vuole mettere al bando l’ideologia comunista a Reggio

Arriva anche a Reggio Emilia la mozione che in altri comuni alcuni consiglieri della Lega Nord stanno proponendo per mettere al bando l’ideologia comunista. La mozione è stata depositata anche in Consiglio comunale a Reggio Emilia in attesa di essere calendarizzata (ndr, la discussione ad oggi non è prevista per la prossima seduta).

A fare scuola sul tema delle ideologie probabilmente è stata la proposta legge del deputato Pd Emanuele Fiano che rende reato l’apologia e la propaganda fatta tramite i simboli del fascismo (leggi qui le ragioni della legge illustrate da Fiano a Festareggio). La legge Fiano prevede da sei mesi a due anni di reclusione per chi fa saluti romani o commercializza materiale con richiami ai regimi totalitari. La Camera il 13 settembre ha approvato il testo con 261 sì, 122 no e 15 astenuti. A votare contro la legge, che ora passerà al Senato per l’approvazione definitiva, sono stati Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Forza Italia.

Ora, anche a Reggio Emilia, si chiederà di perseguire chi diffonde l’ideologia comunista.

Proprio nei giorni scorsi è stata approvata dal consiglio comunale di Soragna, comune della Bassa parmense, una mozione targata Carroccio che richiama gli effetti negativi del comunismo. Per la Lega Nord infatti il Partito Comunista non solo avrebbe cagionato la morte di oltre cento milioni di persone, ma ancora oggi in molti paesi del Mondo sarebbe sinonimo di feroci dittature o deboli democrazie, quali la Corea del Nord e il Venezuela. Il Carroccio, nella richiesta di messa al bando l’ideologia comunista, ha inoltre evidenziato che nel nostro Paese i gruppi antagonisti si rifarebbero a tale ideologia, ai suoi simboli e leaders. La mozione impegna quindi il Sindaco ad avanzare presso il Governo la richiesta di perseguire penalmente con pene severe chiunque propagandi le immagini o i contenuti propri del partito Comunista, o le relative ideologie, specificando che il comportamento è punibile anche se commesso attraverso la riproduzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti, persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità, con pena aumentata se il reato dovesse avvenire per via informatica (es. Facebook, Twitter, Instagram).

Marina Bortolani, @reggionelweb