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Fibromialgia, prime linee di indirizzo per la gestione della patologia

In Emilia Romagna è stato fatto un passo in avanti importante per tutti i pazienti affetti da fibromialgia, malattia reumatica difficile da riconoscere e diagnosticare: per la prima volta in Italia un ente pubblico, la Regione Emilia-Romagna, ha emanato un documento di ampio respiro sulla patologia, le linee di indirizzo per “Diagnosi e trattamento della fibromialgia”, messo a punto con l’obiettivo di dare una definizione e inquadramento della malattia e indicare percorsi di intervento definiti e appropriati.

Il Documento, primo e unico in Italia, è il frutto di oltre un anno e mezzo di intenso lavoro del Gruppo tecnico regionale costituito nel 2016 e composto da ben 25 esperti tra reumatologi, terapisti antalgici, medici di medicina generale, riabilitatori, nutrizionisti, psichiatri e componenti delle istituzioni sanitarie regionali e associazione pazienti, che hanno analizzato la letteratura disponibile a livello nazionale e internazionale sulla fibromialgia.

sergioventuri«Il documento, la cui realizzazione è stata promossa e coordinata dall’Assessorato alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna, colma un vuoto in quanto non esistevano fino ad oggi linee di indirizzo rivolte ai medici su questa importante malattia – dichiara l’assessore Sergio Venturi – questo documento consentirà di sviluppare percorsi formativi con i medici di Medicina Generale e gli specialisti che si occupano di fibromialgia e diventerà un caposaldo per la diagnosi e per la presa in carico dei pazienti. Inoltre, il documento offre indicazioni di carattere terapeutico, in particolare non farmacologico, basate su studi scientifici che riguardano l’efficacia delle terapie in acqua. Le linee di indirizzo sono il primo passo per arrivare, ci auguriamo, a un riconoscimento formale della fibromialgia quale patologia cronica all’interno dei LEA a livello nazionale. Il documento regionale è in questo momento all’attenzione del Consiglio Superiore di Sanità. Lavoreremo per favorire un allargamento nazionale di queste importanti linee di indirizzo regionale».

La fibromialgia fino ad oggi è stata considerata “malattia invisibile” proprio a causa dell’impossibilità di diagnosticarla con esami strumentali specifici. Inoltre, gli specialisti non dispongono di terapie specifiche, non esiste una terapia precisa per questa patologia, ma fino ad oggi tanti approcci diversi quanti sono i pazienti.

«La fibromialgia è la seconda forma di reumatismo più comune ed è una condizione molto frequente negli ambulatori di medicina generale (2.%-5,7% dei pazienti) e di reumatologia (14% dei pazienti), la sua prevalenza è compresa tra il 2-3% fino all’ 8%, l’incidenza è di circa 7-11 nuovi casi per anno su 1.000 persone – spiega Carlo Salvarani, Professore Ordinario di Reumatologia all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – in Emilia Romagna sono oltre 89.000 i pazienti con fibromialgia di vario grado e gravità. L’impatto di questa malattia sulla qualità di vita del paziente è molto pesante dal momento che il sintomo principale che la caratterizza è il dolore, cronico e diffuso a tutto il corpo, associato a stanchezza, disturbo del sonno (sonno non ristoratore), problemi cognitivi (di attenzione e memoria), psichici (in particolare depressione)

e ad un ampio spettro di sintomi somatici e neurovegetativi. L’approccio terapeutico più appropriato

è di tipo multidisciplinare, basato su programmi personalizzati che includono interventi educativi, non farmacologici e farmacologici. La presa in carico spetta in primis al medico di medicina generale e, in seconda battuta, al reumatologo».

Il documento prende in esame i trattamenti farmacologici e fornisce indicazioni basate sull’evidenza, con una parte dedicata anche all’alimentazione. Si tratta dunque di uno strumento molto articolato, basato sulla revisione delle migliori evidenze scientifiche anche per contrastare tanta letteratura ‘grigia’ che ruota attorno a questa patologia e che si presta, spesso, ad interventi terapeutici di dubbia efficacia».

Le linee di indirizzo regionale offrono per la prima volta in Italia gli strumenti pratici per attuare i vari livelli di intervento, identificati in 3 step: educazione del paziente, trattamento non farmacologico, trattamento farmacologico se i primi due non risultano efficaci. «Siamo soddisfatti del lavoro portato a termine dal Gruppo tecnico regionale e siamo certi che questo documento di indirizzo sia il primo passo verso il riconoscimento sostanziale dei diritti e dei bisogni dei pazienti con fibromialgia – sottolinea Daniele Conti, Direttore di AMRER – Il documento getta fondamenta concrete per dare risposte al bisogno del paziente di oggi e di domani. Grazie ad esso già dalla primavera sarà possibile rendere accessibili ai pazienti strutture attrezzate, competenti e dotate delle necessarie professionalità dove fruire di percorsi di AFA, sia in acqua che a secco, omogenei su tutto il territorio regionale. Da subito sarà possibile anche attivare percorsi educazionali per i pazienti sulla patologia e mettere in agenda la formazione sanitaria per i medici di medicina generale, grazie all’impulso dato al documento dalla Regione a livello di tutte le Aziende Sanitarie Locali”.

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