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AEmilia, Corradini: “Io, amministratore antimafia sotto tiro”

L’ex Direttore del Catasto di Reggio Emilia Potito Scalzulli, lo studioso antimafia Enzo Ciconte e l’ex Assessore alla sicurezza e legalità Franco Corradini hanno fatto una lunga deposizione durante l’udienza del processo Aemilia che si è svolta nell’intera giornata di ieri.

Incalzati dalle domande del Presidente della Corte dott. Caruso, hanno dipinto una Reggio Emilia (ndr, in particolare degli anni 2009-2014) per certi aspetti tiepida di fronte ai gridi di allarme che gli stessi avanzavano dai ruoli ricoperti.

PotitoScalzulliScalzulli depositò esposti e denunciò ai suoi superiori casi di immobili-capannoni la cui rendita catastale era stata modificata al ribasso (ndr, con la conseguenza di un vantaggio fiscale per i proprietari), ma tali azioni non furono apprezzate, anzi, ne conseguirono numerose lettere anonime che lo accusavano di peculato e abuso d’ufficio per aver fatto costruire una doccia e il consiglio da parte dei suoi superiori di porre fine alle sue condotte. Scalzulli ha spiegato alla Corte come funzionava il  Catasto a Reggio Emilia dal suo  punto di vista: un sistema a suo avviso fatto di poca trasparenza e dove singoli gruppi gestivano personalmente alcune pratiche con accessi notturni ai computer degli uffici.

Enzo Ciconte ha sviscerato, da esperto studioso, il radicamento della ‘Ndrangheta a Reggio Emilia, illustrandone i comportamenti e spiegando come fosse stata possibile la sottovalutazione del fenomeno, dovuta in particolare al fatto che la ‘Ndrangheta nel nostro territorio avrebbe fatto volutamente pochi morti per non creare allarme sociale e inserirsi più agevolmente nei contesti locali.

L’ultima deposizione, nel pomeriggio, è stata quella dell’ex Assessore alla sicurezza e legalità Franco Corradini. Amministratore nella giunta governata da Graziano Delrio, ne esce un quadro amaro di una politica reggiana in parte sorda ai suoi gridi d’allarme quando in città erano ripresi i roghi dolosi di cui non si aveva più notizia dalla fine degli anni ’90..

Corradini snocciola ad una ad una le numerose iniziative che lo stesso ha attuato da amministratore per contrastare la mafia, a partire dal 2005, quando propose di eliminare la pratica degli appalti con il massimo ribasso “dove la criminalità organizzata poteva trovare terreno fertile per i propri affari”. Nel 2011 presentò alla regione Emilia Romagna un progetto articolato che venne finanziato e che prevedeva la definizione di un centro di documentazione specifico ( 2013), l’apertura del negozio Etico con prodotti delle terre confiscate alle mafie (2012), la promozione di un corso di formazione per dipendenti amministratori pubblici (2012), la realizzazione di un sito internet ove raccogliere tutta la documentazione antimafia inerente la città di Reggio Emilia 2013), la promozione di una rassegna annuale della legalità (2012-2013), la ricerca all’interno delle scuole superiori della città sul senso delle legalità dei giovani (2013). Tale progetto venne approvato e già dal marzo 2011 si iniziò la realizzazione trovando poi attuazione in tutti i suoi aspetti.

Corradini ha evidenziato inoltre la stretta collaborazione con Enzo Ciconte e ricordato di un’assemblea pubblica al Buco Magico: “Si decise di affrontare il tema di come lo studio del prof. Ciconte non danneggiasse la presenza cutrese in città -come alcuni volevano far credere-, organizzando un’assemblea ove invitare, oltre ai soci del centro stesso, anche i cittadini proventi da Cutro. L’Assessorato alla sicurezza e coesione sociale chiese al circolo “Arci Dalmazia” e all’associazione “Calabria nel mondo” di divulgare l’informazione dell’assemblea ai loro associati che prevalentemente provenivano da Cutro. L’assemblea fu molto impegnativa -evidenzia Corradini- e le parole di Ciconte risultarono essere decisive per un buon esito dell’iniziativa: i cutresi erano vittime due volte, prima della ‘Ndrangheta e poi del pregiudizio, ma non dovevano adattarsi al vittimismo impegnandosi anzi, insieme a tutti i cittadini di Reggio, a sconfiggere la criminalità organizzata. In sostanza le assemblee servivano anche per rompere una sorta di isolamento nel quale diversi cittadini di origine cutrese si trovano a vivere in città”.

CorradiniDepozioneAemiliaL’ex Assessore ricorda infine l’iniziativa del poliziotto della Questura di Reggio Emilia Domenico Mesiano, in occasione delle primarie del PD per la candidatura a sindaco della città, di sconsigliare di votare Corradini alle primarie. Incalzato a spiegare l’accaduto da un avvocato, ad un certo punto Corradini sbotta: “A prescindere dal risultato elettorale fu un fatto gravissimo! Un poliziotto non può permettersi questi comportamenti e poi la ‘Ndrangheta non deve entrare in alcun modo nella nella Polizia di Stato!”.

L’episodio fu immediatamente denunciato dall’ex Assessore alla Digos reggiana e trovò riscontri, tanto che Mesiano fu allontanato dal Questore Fusiello. Oggi Mesiano è fra gli imputati del processo Aemilia condannato in Appello. Una vicenda che Corradini ricorda con profonda amarezza, anche per la mancata solidarietà nei suoi confronti da parte del Pd.

“C’è da dire che alla fine comprendo la battaglia contro di me da parte di chi aveva rapporti con la criminalità organizzata -conclude Corradini-: per il ruolo che ricoprivo come Assessore alla sicurezza, coesione sociale e legalità ho avuto per diversi anni molta visibilità mediatica proprio per le mie battaglie antimafia e per le iniziative concrete che realizzavo. Iniziative che evidentemente a qualcuno della ‘Ndrangheta davano molto fastidio”.

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