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Rimborsopoli Lega Nord, Alessandri: “Fui minacciato di morte. Lavoravamo per gli ideali”

Si è svolta questa mattina l’udienza relativa al procedimento penale ormai noto come “rimborsopoli” della Lega Nord relativo al periodo 2009-2011 e che vede circa una ventina di ex militanti ed iscritti al Carroccio accusati in concorso di appropriazione indebita aggravata. In particolare vengono contestati rimborsi spese, pagamenti di cartelle esattoriali, multe ecc. che, stando alle dichiarazioni della maggior parte degli indagati, erano necessarie per le attività di partito.

La vicenda finì anche sulle cronache nazionali a seguito di un servizio delle Iene, in particolare per i rimborsi di numerose multe intestate all’allora presidente nazionale del partito Angelo Alessandri.

Durante l’udienza di questa mattina sono stati sentiti solo Angelo Alessandri e Antonio Vizzaccaro. Quest’ultimo, esperto di lavori pubblici e tematiche ambientali, era stato nominato da Alessandri responsabile enti locali e inoltre godeva di un rapporto fiduciario, siglato attraverso un decreto, con l’ex onorevole quando era Presidente della Commissione ambiente. “Mi occupavo delle quote latte e conobbi diversi parlamentari -spiegava Vizzaccaro-, poi nel 2008 Fabio Rainieri mi disse che avrebbe gradito la mia collaborazione, cosa che non si verificò, ma che avvenne invece direttamente con Alessandri”. “Intorno al 2010 le mie presenze in Emilia erano sempre più richieste, considerato che diversi leghisti erano divenuti anche amministratori, quindi mi fu chiesto di collaborare maggiormente”.

Tribunale333Il compenso per l’incarico avvenuto con decreto era di circa 1.100 euro netti al mese e veniva pagato direttamente dalla Camera. “Nel 2010, considerando le mie frequenti trasferte sul territorio, chiesi che almeno mi venissero rimborsati i viaggi. Ecco perchè Barigazzi (ndr, ex tesoriere) mi disse che il partito mi avrebbe dato circa 1.000 euro al mese per rimborsi relativi ai miei movimenti in Emilia ad esempio a Viano, Piacenza, Bondeno, Forlì, Reggio Emilia”. Durante la testimonianza in alcuni momenti Vizzacaro ha la voce roca, spiega di provare imbarazzo per il procedimento che lo vede indagato, considerando che è sempre stato un professionista stimato nell’ambiente e non un politico, e che ha sempre fatto attenzione a fare le cose in regola, tanto che chiedeva spesso al Barigazzi se servissero le ricevute per provare la sua attività : “Portai anche delle ricevute, ma venivano cestinate e mi dissero che non c’era assolutamente bisogno. Chiedevo costantemente quale fosse il regime fiscale e mi rispondevano sempre che si trattava di “rimborso forfettario”. Chiesi allora la delibera diverse volte, ma non me la diedero mai… non potevo certo scontrarmi. Avevo un rapporto fiduciario con Alessandri e uno scontro significava anche mortificare la fiducia”. Vizzaccaro ha poi spiegato di aver già versato all’Agenzia delle Entrate circa 11.000 euro fra sanzioni, interessi ecc. relativi alle somme contestate nel procedimento in corso.

Dopo Vizzaccaro è stata la volta della testimonianza di Angelo Alessandri che ha tenuto a spiegare il funzionamento del partito e la devozione di molti esponenti nell’attività politica: “Penso che sia opportuno spiegare come funzionava il movimento politico dicendo fin da subito che io ero al comando e quindi mi assumo ogni responsabilità. Il movimento politico era basato sul volontariato. Consideri -ha detto Alessandri rivolgendosi al pubblico ministero Stefania Pigozzi- che per 21 anni ho usato la mia macchina per fare attività per la Lega Nord. Prima di diventare parlamentare lavoravo 12 ore come artigiano e ciò che guadagnavo lo spendevo per la Lega. Come me lo facevano anche anche altri che lavoravano per gli ideali”.

“Quando la Lega Nord era allo 0,2% i soldi non c’erano. Dicevo che quando ci sarebbero stati i soldi, era giusto dare rimborsi. Così quando furono eletti diversi amministratori, ognuno di noi versava un contributo e finalmente si potevano dare rimborsi a chi svolgeva attività per la Lega nord”.

Alessandri ricorda che, con l’ascesa vertiginosa del consenso del Carroccio, il partito raggiunse il 20% con una conseguente mole di cose che necessitava di contributi e collaborazioni, ma tutto quanto deciso passava dal consiglio nazionale formato da 30 persone e approvato anche da Milano, quindi noi stavano tranquilli”.

Dopo alcuni chiarimenti chiesti dal pm in merito a rimborsi per cene, Alessandri ha spiegato i rimborsi relativi alle multe. “Ad un certo punto avevo tre ruoli: ero segretario dell’Emilia, Presidente della commissione ambiente a Montecitorio e Presidente della Lega Nord federale (ndr, ruolo che attualmente riveste Umberto Bossi)”. “In quegli anni -ricorda l’ex leader del Carroccio- ero presidente di un partito di governo e ricevetti minacce di morte, tanto che avevo diritto a una scorta ed ero sempre in giro sul territorio circa 20 ore al giorno, come può confermare anche la Digos. Poi con il Prefetto De Miro commisi l’errore di non farmi assegnare una macchina dello Stato in quanto utilizzavo la mia personale guidata da un autista dedicato e autorizzato dal Ministero degli Interni (ndr, prima Fabio Ferrari, successivamente Franco Spadoni)”.

Ecco perchè le multe erano intestate ad Angelo Alessandri proprietario dell’auto, ma, stando alle dichiarazioni dello stesso “Prese in funzione del mio ruolo di presidente federale della Lega Nord. Di conseguenza autorizzavo Barigazzi a pagare le multe che prendevo per lo svolgimento dell’attività politica e non per cose personali, mentre guidava l’autista autorizzato dal Ministero degli Interni con la mia macchina”.

AvvEricaRomaniReggioNelWebIl 99% delle volte Polizia e Prefettura archiviavano le multe. Quelle contestate sono dovute al fatto che il segretario amministrativo della Lega Nord che si occupava delle multe non presentava ricorso spiegando che erano state prese durante lo svolgimento dell’attività politica”.

Alessandri, dopo alcune specifiche chieste dal pm, è stato incalzato dalle domande dei legali, in particolare dall’Avv. Erica Romani (nella foto qui a fianco) che ha cercato di capire l’origine dei soldi provenienti dal federale utilizzati per i rimborsi, e l’eventuale esistenza di verbali dai quali comprendere nel dettaglio la provenienza e le autorizzazioni circa i rimborsi. Domande che in parte potrebbero non trovare mai adeguate risposte: “A Reggio sparirono diverse cose a seguito di un furto di cui fu fatta denuncia”, ha evidenziato l’ex leader del Carroccio.

Mb, @reggionelweb

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