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La solitudine di un “anticomunismo strumentale”

La mozione che proponeva la messa al bando dell’ideologia comunista a Reggio Emilia, presentata dalla Lega Nord (leggi qui), non è passata ottenendo solo due voti favorevoli: quello del capogruppo del Carroccio Gianluca Vinci e quello del forzista Nicolas Caccavo. Anche Roberta Rigon (Gruppo Misto ex segretaria provinciale del Partito del Libertà) che pure ha fatto un lungo intervento di duro attacco all’ideologia comunista non ha votato la proposta. L’opposizione massiccia non ha seguito Vinci lasciandolo solo a “presentare una mozione dal sapore strumentale”, come evidenziato dai pentastellati che durante il voto sono usciti dall’aula. Anche Cinzia Rubertelli e Antonio Ballabeni (Alleanza Civica) sono usciti dalla Sala del Tricolore.

Per diversi esponenti politici reggiani la proposta leghista scimmiotterebbe la legge Fiano recentemente approvata alla Camera che mette al bando l’ideologia fascista.

PresidioAntifascista2Dai palchi hanno assistito alla votazione diversi esponenti politici figli di radici storiche di una sinistra ancora presente: Maino Marchi (Pd), Alessandro Fontanesi (Partito Comunista Italiano), Gianni Tasselli (Rifondazione Comunista), Ermete Fiaccadori Anpi), Ugo Ferrari (ex vicesindaco di Reggio Emilia), Marco e Mauro Vicini (Mdp-Art.1) ecc.

E mentre in Sala Tricolore si decideva se mettere al bando l’ideologia comunista a Reggio Emilia, davanti al Municipio si svolgeva il “Presidio democratico e antifascista per il rispetto e l’applicazione dei diritti costituzionali” organizzato da Partito della Rifondazione Comunista-SE, Partito Comunista Italiano, Possibile, Sezione Lidia Lanzi Partito dei Carc, Associazione di Amicizia Italia Cuba di Reggio Emilia, Partito Comunista, Partito Democratico, Associazione reggiana per la Costituzione, Sinistra Italiana, Mdp-Art.1, Cgil, Anpi, Arci, Associazione Notti Rosse.

Una manifestazione finalizzata a respingere “un’assurda provocazione, per il rispetto e la piena applicazione dei principi costituzionali, per la difesa del carattere antifascista, democratico e solidale della città di Reggio Emilia”.

Fra canti comunisti, bandiere rosse e pugni alzati, i manifestanti sventolavano con orgoglio i valori di quell’ideologia che qualcuno a Reggio Emilia ha tentato invano di cancellare.

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