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Il Pci reggiano degli anni 1960-1990 nei ricordi dei suoi militanti

Quando negli anni ’80 nacque il gemellaggio con Fort Worth, gli americani di allora in un primo tempo erano scettici, perchè, dicevano, “Reggio Emilia è la culla del comunismo italiano”, cosa che significava per loro distanza culturale abissale. Poi, dopo la risoluzione di alcuni dettagli formali (ndr, ad es. fu chiesto all’allora Sindaco Ugo Benassi di astenersi dall’esprimere orgoglio comunista), il gemellaggio venne siglato e lo scambio culturale tutt’ora attivo ha portato un arricchimento di cui entrambe le città vanno fiere.LibroMilitantiPCIre

Anche oltre oceano dunque, Reggio Emilia era famosa per il forte radicamento del Partito Comunista, un territorio dove il PCI ha fatto storia, dove non solo sono nati politici che poi hanno lasciato un’impronta autorevole nella politica italiana, ma dove tutti i militanti, di qualsiasi età, si sentivano parte dello stesso progetto e dei medesimi ideali. Ciascuno dava il proprio contributo, e lo faceva convintamente, con passione. Chi diffondendo l’Unità, chi sfornando proposte politiche affinchè diventassero leggi, chi manifestando al fianco degli operai, chi allestendo le feste di partito..

Era un modus operandi collettivo. Come collettivo è oggi il ricordo di quegli anni, racchiuso in 186 pagine, “Volti e storie -Il Pci nei ricordi dei suoi militanti– Reggio Emilia 1960-1990” è il titolo del libro dedicato a trent’anni di Pci e di Feste dell’Unità nel territorio reggiano curato da Giuliana Lusuardi e Dumas Iori.

VolontariPCI“Di “Volti e storie” ci è piaciuto soprattutto l’intento di valorizzare maggiormente i militanti delle sezioni, del territorio, delle Feste dell’Unità, che costituivano l’ossatura fondamentale di una comunità politica, che aveva saputo condurre la nostra terra fuori dalle difficili condizioni del dopoguerra, dopo le rovine del Fascismo e le sofferenze della Resistenza, e che aveva saputo garantire una crescita civile, pur tra tante difficoltà e non poche contraddizioni. Attività semplici e quotidiane come la distribuzione del giornale, ma anche la sottoscrizione, la manifestazione in piazza e anche la solidarietà con i meno fortunati”, scrive nell’introduzione Iori, oggi presidente della Fondazione Tricolore.

Contattato da ReggioNelWeb Dumas Iori ricorda con ammirazione i militanti di un tempo: “Non chiedevano nulla, spesso non erano nomi noti e non apparivano mai sui giornali, ma portavano un contributo prezioso al partito e alla collettività”. Oggi i tempi sono decisamente cambiati, non c’è più la generosità di allora, ma Dumas spezza una lancia a favore dei volontari del 2017: “E’ in corso la festa de l’Unità a Montecavolo e devo dire che alla sera partecipano sempre tanti volontari. Pensi che fra i giovani che gestiscono il bar della festa c’è chi vota da Grillo a Movimento Sociale, segno evidente che la festa del nostro partito è diventata una vera e propria comunità, dove la gente si trova, si diverte e discute comunque di politica. L’intento di essere comunità quindi si realizza. Bello no?”.

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Alla domanda se i giovani dei tempi d’oro del PCI reggiano oggi votino il PD guidato da Renzi, Dumas non ha dubbi: “Ci sono tanti adulti e anziani che sostengono Renzi. Qualcuno magari ha scelto strade diverse, qualcun altro non ha rinnovato la tessera, ma la maggioranza appoggia Renzi con convinzione”.

Da Berlinguer a Renzi il PCI ne ha fatta di strada.

Durante i confronti con alcuni ex storici esponenti del PCI reggiano, parlando di Berlinguer si percepisce ancora chiara la commozione per quel segretario nazionale che infiammava la passione della gente. Non a caso nel libro sui militanti reggiani del PCI, compare in diverse foto. Era unico. Non ha paragoni. E chi oggi continua ad avere il cuore che pulsa a sinistra non di rado ha nella propria abitazione o in ufficio una foto appesa di quel grande uomo, segno evidente di ideali mai sopiti.

Marina Bortolani, @reggionelweb