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Amore per la Patria. Intervista a Fabio Zani

Oggi, sabato 7 Gennaio 2017, Giornata nazionale della Bandiera, si celebra a Reggio Emilia il 220° Anniversario della nascita del Primo Tricolore, che nacque nella nostra città il 7 gennaio 1797, quale bandiera della Repubblica Cispadana. Ospite delle celebrazioni il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La Giornata nazionale della Bandiera ricorda anche un sentimento che tanti italiani portano nel cuore 365 giorni all’anno: l’Amore di Patria. Forse un po’ trascurato da parte dei giovani, è un sentimento che non mortifica l’essere “cittadini del mondo”, ma che anzi valorizza il ruolo e la storia del nostro Paese a livello internazionale.

Ma cos’è di preciso l’Onor di Patria? Cosa significa amare la Patria? A queste e ad altre domande ha risposto Fabio Zani, Presidente provinciale l’Associazione Nazionale Ufficiali in Congedo.

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Zani, ci parli dell’associazione reggiana di cui è Presidente, l’Associazione nazionale Ufficiali in Congedo.

L’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, U.N.U.C.I., è presente in 100 sedi in Italia, 13 in regione e raccoglie prevalentemente chi si è congedato dalle Forze Armate, Esercito, Marina, Aviazione, Carabinieri, con la qualifica di Ufficiale. Ovviamente è aperta anche a chi condivide gli stessi ideali siano corpi vicini alle FA quali Finanza, Polizia di Stato, Guardie Forestali, Vigili del Fuoco, Croce Rossa Militare, Polizia Municipale o siano semplici cittadine o cittadini simpatizzanti.


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Quali sono le finalità?

Quelle di riunire persone che hanno condiviso esperienze simili, ma nel contempo anche mantenere i legami con le Forze Armate specie attraverso visite ai reparti per l’aggiornamento o, per i più giovani, favorendo l’addestramento in vista di richiami operativi o costituendo la cosiddetta riserva da utilizzarsi quando i reparti regolari siano insufficienti. Ecco così gare di topografia, addestramento fisico e sportivo, gare di tiro ecc. non manca anche la parte culturale e storica con conferenze e/o organizzando mostre non solo di stretta attinenza militare, presentazione di libri, turismo… ovviamente ove esiste un circolo Ufficiali come nelle grandi città, per noi il più vicino è a Bologna, l’attività è veramente notevole e le proposte sono le più varie.

Lo spirito dominante è l’amore per la Patria, la nostra Nazione, e la sua popolazione, al fine di garantire sicurezza per tutti, aiuto in caso di calamità ed autonomia, indipendenza, difesa da ingerenze o imposizioni ed oppressioni esterne.

Come si diventa Ufficiale?

Ufficiali si diventa frequentando le varie Accademie Militari; venendo arruolati nella riserva selezionata perché in possesso di qualifiche che l’esercito non dispone in quantità sufficiente, ad esempio medici o ingegneri, come quelli richiamati per l’emergenza terremoto o per aiutare lo sviluppo o prestare protezione ed assistenza come nelle missioni in Bosnia, Iraq, Libano, Somalia, Mozambico. Nel passato, svolgendo il periodo di leva frequentando i difficili, faticosi, lunghi corsi AUC e diventando così Ufficiali di complemento col primo grado, quello di Sottotenente al quale spetta il compito di comandare, addestrare, organizzare un plotone di circa 50 uomini.

Lei che grado ha ottenuto?

A 20 anni, mi sono ritrovato a svolgere la leva, allora obbligatoria per tutti i cittadini maschi, con la responsabilità di 60 uomini, soldati, impegnati in compiti gravosi e pericolosi. Erano gli anni di piombo, del terrorismo e del rapimento Moro. Una volta congedato ho dato la disponibilità a richiami sia d’impiego che validi per l’avanzamento. Data la mia specializzazione e competenza una serie di questi mi ha portato ad operare nei migliori e più gloriosi reparti di varie specialità quali i bersaglieri, le truppe elitrasportate ed i paracadutisti. Nonché ad ottenere varie promozioni sino ad arrivare all’attuale grado di Maggiore. Gli impieghi sono stati i più vari da quelli operativi a quelli organizzativi d’ufficio presso vari comandi.

Ha partecipato anche a diverse missioni all’estero.

Grazie a varie esperienze di protezione civile col gruppo UNUCI di Reggio, di cui ero referente, nelle crisi Albanesi, Jugoslave, Bosniache, del Ruanda, del Burundi e di sviluppo in Burkina sono stato richiamato per partecipare alla missione Antica Babilonia 5 in Iraq, assieme alla brigata aeromobile Friuli, con vari compiti tra i quali prestare assistenza e protezione alla popolazione ed aiuto allo sviluppo.

Compiti anche relativi all’accompagnamento dei giornalisti in giro per il paese e all’organizzazione del ricordo dei caduti di Nassyria in occasione del primo anniversario della strage.

fabiozani20170105_224742Quali sono state le missioni che ricorda con maggiore emozione?

Sicuramente la cosa che più mi inorgoglisce è stato vedere quanto è stato fatto ed ottenuto, nel silenzio, nel campo dell’istruzione e della sanità specie per le fasce più giovani e per quelle più deboli. Una gratificazione unica è stata la consegna di generi alimentari, con gli elicotteri, unico mezzo per raggiungere la località completamente isolata, ad una serie di villaggi di alta montagna dove la gente realmente moriva di fame e vedersi avvicinare da una bimba di circa 5 -6 anni, vestita come quasi tutti gli altri con un sacco da farina a cui erano stati fatti i buchi per braccia e testa, che mi donò 2 noccioline, un patrimonio inestimabile per loro. Ovviamente le ho aperte e divise con altri 3 bambini, non potevo non assaggiarle, si sarebbero offesi, e quando con un pezzo di corda ho realizzato una cintura con cui stringere in vita quel sacco informe detto vestito, sono stato circondato da molte donne che mi hanno accarezzato il braccio e la spalla in segno d’amicizia. L’equipaggio dell’elicottero, con invidia, sulla via del ritorno mi disse che si trattava di un onore enorme e ancora oggi, guardando la foto, provo emozione e commozione. Le stesse di quando penso agli orrori visti in Ruanda e in Burundi, ma anche con l’orgoglio di aver salvato molte, molte vite spesso sul filo della perdita della mia.

Lei è anche un noto giornalista, attività che svolge con passione in particolare curando le informazioni sui caduti, sulle cerimonie militari e in generale sulle attività onorarie svolte da chi garantisce la sicurezza dei cittadini.fabiozaniimg_0209-2-1

E’ ovvio che dopo aver visto tante dolore, fame, morte, ingiustizie si senta il bisogno di far conoscere tutto quanto ciò a quanta più gente possibile. Si spera che la conoscenza porti alla presa di coscienza, alla rivolta verso tutto quanto esposto, alla crescita di una nuova cultura. Ma nel contempo è importante non dimenticare chi siamo, da dove veniamo, come siamo arrivati all’oggi.

Scrivere di ragazzi ventenni caduti in guerra o sulle strade mentre ci difendono serve a far conoscere il loro lavoro, il loro sacrificio, a non farli dimenticare. Si vive sino a quando qualcuno si ricorda di noi. Ed allora le cerimonie davanti ai monumenti o alle lapidi non sono retorica, non sono il voler diffondere la cultura dell’odio o della prevalenza o di uno spirito guerrafondaio, bensì il rendere loro onore, ricordarli, farci ricordare perché esiste quella lapide e quanto, noi, dobbiamo loro. Il nostro status, la nostra civiltà, il nostro stile e modo di vita, i nostri diritti, le nostre libertà dipendono da loro. Spesso ricordati con la frase: “Qui giacciono molti caduti sconosciuti”.

Lei è patriota? In che senso?

Col termine patriota intendo riferirmi a chiunque ami la propria terra, la sua gente, il modo di vivere sviluppato in secoli di relazioni, il rispetto reciproco per tutto ciò e tutti. Se patriota è questo allora si, lo sono. Spesso c’è chi usa il termine con disprezzo, per indicare una radicalizzazione negativa, in contrapposizione all’essere cittadini del mondo. Questo è forviante, pretestuoso, negativo. Si può vivere ovunque nel mondo, ma il rispetto per le usanze e le culture con cui si è in contatto deve essere pari a quello che mi appartiene. Non voglio imporre nulla a nessuno, ma vorrei che nessuno mi imponesse qualcosa. Tutto deve essere frutto di scelte democraticamente condivise con la maggioranza delle persone anche se nel rispetto, se non in conflitto con le mie regole, delle usanze e culture diverse. E se questo rispetto per il mondo in cui appartengo è patriottismo allora lo sono.

Cosa significa per lei l’”Onor di Patria”?

Se le regole esistono perché ce le siamo date assieme, se si vive in un territorio nel quale si ritiene che quelle regole siano da rispettare da tutti, allora si può parlare di “Nazione”, o con un termine più vetusto ma molto più “caldo”, di “Patria”. Ed è obbligatorio che da parte di tutti i residenti su quel territorio vi sia un profondo rispetto per quelle regole, perché ciò equivale al rispetto per le altre persone, ma anche a quello che gli altri debbono a me. E se tutto questo viene rispettato con correttezza, allora si è gente d’onore, gente che mantiene rispetto per se, gli altri e le istituzioni che si sono costituite democraticamente allora questo è Onor di Patria perché appartiene a chiunque si identifichi con la Patria, territorio ed abitanti. Non condivido l’opinione di chi usa i termini Patria ed Onore in senso dispregiativo, magari riferendosi a comportamenti ed epoche storiche in cui alcuni hanno traviato l’originale significato.

fabiozani20170105_224647Il sentimento di amore per la Patria oggi pare meno diffuso rispetto a un tempo, specialmente fra i giovani. A suo avviso perchè?

Se si associano a principi negativi determinati termini allora tutto diventa negativo. Se il genitore non vuole farlo per identificarsi con la propria gioventù perduta e collocarsi sullo stesso piano del figlio, se le figure istituzionali vengono sminuite, se viene a mancare l’esempio positivo, l’educazione, la cultura del rispetto per gli altri, la solidarietà verso gli altri, allora un giovane vede solo il profitto, identifica col possedere il successo, il sentirsi importante, meglio, temuto. E se nessuno più trasmette le regole, se nessuno più ne chiede il rispetto, se per primo le si infrange, allora si ha la disgregazione, l’anarchia. La non trasmissione porta le nuove generazioni a seguire gli esempi negativi, alla ricerca del denaro facile anche con la sopraffazione come stile di vita. Al non sentirsi più parte di una comunità e quindi di quel territorio, Patria, ed ancor meno a rendere rispetto, onore, a gente, istituzioni, territorio. E se manca la conoscenza della propria ed altrui storia come legante, ecco quindi il crollo della società. E credo che in questo momento ci sia molto da fare per tutti.

Marina Bortolani, @reggionelweb